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Dopo un vertice convocato alle 23,00 di domenica, la maggioranza di governo ha raggiunto un’intesa sulle assunzioni nella scuola.

Le notizie sono ancora frammentarie ma pare certo che ci saranno nuove assunzioni e che il concorso si farà, non “a crocette” ma con un elaborato scritto. Da questo punto di vista ha prevalso la linea del Partito Democratico contro i pentastellati che preferivano un “quizzone” più sbrigativo.

Insomma, dopo gli annunci del ministro Azzolina che aveva dichiarato che le assunzioni sarebbero state 60.000, il numero è stato ridotto a 32.000, ma solo dopo un concorso la cui data è ancora da fissare. Prima si era detto subito, ora si parla dell’autunno.

Intanto il premier Conte, nel dichiararsi soddisfatto dell’accordo raggiunto, ha annunciato che a partire da settembre la scuola assumerà (udite, udite!) oltre trentamila insegnanti “per un anno”. Come se si trattasse di chissà quale novità! Al solito si assisterà alla chiamata dei precari per coprire le cattedre vacanti in qualità di supplenti. Chiamarli “assunti per un anno” e non “supplenti annuali” è praticamente la stessa cosa.

E resta invariata, se non peggio, l’incertezza di un avvio delle lezioni sul quale, al momento, né il Governo, né il ministro, né la maggioranza parlamentare si sono espressi con chiarezza.

Non basta. Il piano assunzioni, con o senza concorso, non tiene conto del fatto che decine di migliaia di insegnanti che l’anno scorso non hanno fatto domanda per il pensionamento in base alla cosiddetta “Quota100”, l’hanno presentata quest’anno. Si tratta di circa 70.000 docenti che avevano deciso di non approfittare dell’opportunità che veniva data loro, ben sapendo che tale opportunità sarebbe rimasta in vigore ancora per l’anno successivo. Ma dopo la bagarre che si è scatenata con la chiusura delle scuole, con tutto ciò che ne è conseguito tra didattica a distanza e incertezze sulle riaperture future, nei mesi scorsi si sono precipitati a presentare le loro domande per essere messi a riposo prima che fosse troppo tardi.

Se ne sarà forse accorta anche l’Azzolina che, all’uscita del vertice notturno, ha dichiarato che le assunzioni dovrebbero essere molte di più di quelle sulle quali i partiti di maggioranza avevano trovato l’accordo.

Per dirla tutta, a settembre assisteremo a una riapertura delle scuole con modalità sconosciute, con i presidi che non sapranno dove reclutare nuovi insegnanti per coprire le cattedre lasciate vuote dai neo pensionati, e con i consueti problemi di organico che da sempre si presentano all’inizio di ogni anno scolastico. E chissà che il terrore del contagio, sparso a piene mani da media di servizio e dagli stessi governanti, non spinga le famiglie – ma solo quelle che se lo possono permettere – a tenere i figli a casa.


Reader's opinions
  1. Francesca   On   27 Maggio 2020 at 23:06

    Quasi quasi ci costa meno assumere un precettore. Se poi due famiglie coscienziose o tre volessero condividere le spese meglio. Il liberi tutti, le conseguenze psicologiche, economiche, sociali di questa dittatura sanitaria e non sanitaria, le frottole continue e l’inesistente rispetto per il cittadino, l’inadeguatezza -per non commentare oltre -di chi dovrebbe guidare il Paese e lo ha già distrutto, divorato, dato in pasto ai vermi e sparso le ceneri, non si sa se porterà ad altre chiusure. Per chi non può trovare una Terra Promessa con il pianto nel cuore per questa Italia devastata (ma come dicono virologi seri, Montagnier e sodali, la natura scarta sempre l’artificio e non lo riconosce…che succeda così anche in politica e in economia?)non rimane che costruirsi la sua sopravvivenza. Quindi perché non puntare su un precettore che ti lascia libero di lavorare, di evitare videolezioni, di evitare di educare nella più totale ignoranza e imbecillità, che puoi verificare cosa insegna e poi …si farà l’esame da privatista?Non ne possiamo più dell’ignoranza dilagante, dell’apatia, del ministero della verità mistificata, del bullismo, del pensiero unico e della monocultura alla faccia della Costituzione e dello sbandierato pluralismo in quella che non è più una democrazia. Nel dopoguerra i politici avevano almeno spessore intellettuale, ora?

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