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Roma, la città eterna, eterna come certi artisti; e quando queste due realtà si incontrano non può che uscirne uno spettacolo memorabile: è il caso di Roger Waters e del suo “Us + Them” tour che ha chiuso il suo ciclo sabato 14 luglio al Circo Massimo.

Quasi 50.000 persone attendono l’ex bassista dei Pink Floyd nella straordinaria cornice dell’area archeologica della capitale italiana, in una caldissima giornata di metà luglio e con un palco che raggiunge quasi i 70 metri di lunghezza e 20 di altezza per quello che è stato uno spettacolo non solo per le orecchie, ma anche per gli occhi.

Lo show inizia sul grande schermo alle 21.10 con una ragazza seduta su una spiaggia, con il rumore del mare e le grida dei gabbiani ad accompagnarci in questa attesa fino alle 21.30 quando “Speak to Me” introduce la mente creativa dei Pink Floyd, Roger Waters.

Breathe” è il brano d’apertura ed è il primo dei molti brani suonati tratti dal capolavoro “The Dark Side of the Moon”; ma subito si ritorna indietro all’album “Meddle” con la mitica “One of These Days”.

Si ritorna a “The Dark Side of the Moon” con i brani “Time”, “Breathe (Reprise)” e “The Great Gig in the Sky” con la partecipazione delle splendide coriste Lucius.

Sugli schermi è un susseguirsi di grafiche e immagini evocative che amplificano il senso delle canzoni: uno spettacolo non solo musicale ma multimediale, con effetti sonori quadrifonici che spesso portano il pubblico a voltarsi nella direzione di provenienza del suono.

Si assiste ad un’opera d’arte contemporanea che prosegue con “Welcome to the Machine” e i brani tratti dal suo ultimo album “Is This the Life You Really Want”: “Déjà vu”, “The Last Refugee” e “Picture that”.

Giunge finalmente il momento della mitica “Wish You Were Here” seguita dal momento dedicato all’album “The Wall”; “The Happiest Days of our Lives” e “Another Brick in the Wall (part 2 and 3)”, accompagnata dalla presenza di una dozzina di ragazzi giovanissimi, chiudono il primo set con una semplice quanto suggestiva parola: “Resist”.

20 minuti di attesa, che però non smettono di intrattenere e soprattutto far riflettere il pubblico: da quella semplice parola partono una serie di denunce da parte di Roger Waters verso la politica di Trump, di Putin e quella israeliana, e ancora la nascita del neo fascismo e l’inquinamento globale.

E proprio la resistenza è il tema principale della seconda parte del concerto che inizia sul maxi schermo con l’elevazione dal terreno di 4 colonne; lentamente salgono verso il cielo e il pubblico inizia a rendersi conto che non si tratta da 4 semplici colonne, ma sono i comignoli della Battersea Power Station dell’album “Animals”, che “bucano” il monitor e si materializzano al di sopra di tutto e tutti.

Non manca il mitico maiale rosa volante mentre Roger Waters con la sua band rientra sul palco per suonare “Dogs” e “Pigs (Three Different Ones)”, mentre le immagini sullo schermo richiamano in maniera ancora più forte a resistere; opposizione alla guerra, alla violenza e al potere sono i temi principali, mentre inizia a sorvolare il parterre un gigantesco maiale rosa con la scritta “Restiamo umani”.

Le denunce più forti da parte di Roger Waters sono però riservate a Donald Trump: sul gigantesco monitor vengono riportate alcune sue frasi esemplari, e infine, per tutti i 70 metri di lunghezza compare la scritta “Trump è un maiale”.
Durante l’esecuzione di “Money” appaiono anche le immagini dei padroni della terra: da Putin a Trump, da Theresa May a Macron, da Angela Merkel a Erdogan, passando anche per Berlusconi, si ritorna nuovamente all’album “The Dark Side of the Moon”.

Us and Them” anticipa l’ultima hit “Smell the Roses” per poi chiudere con “Brain Damage” ed “Eclipse”, mentre nel mezzo della platea viene ricostruito tramite dei raggi laser il prisma della copertina del disco “The Dark Side of the Moon” attraversato da fasci di luce di tutti i colori.

Un grande spettacolo, puro rock, costellato di impegno sociale e politico; d’altronde, come sostiene Roger Waters, la musica può cambiare la testa della gente.

Un lungo discorso, pieno di ringraziamenti, un ulteriore invito a resistere e qualche parola in italiano, anticipa il bis: si torna a “The Wall” con i brani “Mother” e “Comfortably Numb”, alla fine della quale Roger Waters e la band abbandonano il palco tra i fuochi d’artificio, che illuminano sullo sfondo l’altare della patria mentre sullo schermo una bambina raggiunge la donna che all’inizio attendeva sulla spiaggia; un segno di speranza.


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