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E’ la prima volta che ho l’occasione leggere un libro di Ritanna Armeni, (scrittrice e giornalista, nota come caporedattrice di “Noi Donne“, ex conduttrice di “Otto e Mezzo“, e vincitrice del Premio Comisso), e sono entusiasta di aver scoperto questa autrice e di avere l’occasione di recensire il suo ultimo libro, “Una donna può tutto”.

Questo romanzo storico – divulgativo, edito dalla casa editrice “Ponte delle Grazie” (MI) nel 2018, è il racconto di sedici donne russe, che con il loro coraggio hanno combattuto contro i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, dimostrando che la guerra può avere anche un volto di donna, nonostante le loro imprese siano state quasi dimenticate poco dopo il 1945.

Lo scopo dell’autrice è infatti riportare alla memoria ciò che le protagoniste hanno affrontato, cambiando non solo le sorti della Seconda Guerra Mondiale, ma anche quelle di molte donne a partire dagli anni ’40 del Novecento, determinando l’ inizio di una più forte emancipazione.

Più precisamente, i personaggi principali sono le sedici donne che hanno combattuto nel 588º Reggimento di bombardamento notturno (1941-1945), comandato da Evdokija Beršanskaja. Ognuna di loro è ben descritta e definita nel proprio ruolo, sia all’ interno del Reggimento che in tutto il racconto ed i sentimenti presentati sembrano evolversi con i personaggi nel corso del romanzo.

Uno dei racconti più rappresentativi, non a caso, è il momento in cui Marina Raskova, creatrice del reggimento, ha avuto il coraggio di chiedere personalmente a Stalin di poter partecipare alla guerra, offrendo il suo aiuto e quello della sua unità militare per poter combattere a fianco degli altri soldati.

La loro storia viene analizzata partendo da prima dell’entrata in guerra, raccontando anche dell’addestramento, in quanto in Unione Sovietica scesero in campo circa un milione di donne, che nella vita di tutti i giorni erano lavoratrici o studentesse che non avevano nulla a che fare con le battaglie.

Senza dimenticare che si tratta di una testimonianza, cioè di una vera e propria pagina di Storia a cui la scrittrice sembra tenere molto e, che proprio per questo, ha incontrato di persona l’ ultima delle “Nachthexen” (“Streghe della notte”, come le chiamavano i nazisti) ancora viva fino a qualche tempo prima dell’ uscita del romanzo, la quale le ha raccontato nei dettagli tutto quello che lei e le sue compagne hanno affrontato durante quegli anni.

Un altro dei valori aggiunti del romanzo è il fatto di essere il racconto di donne scritto da una donna, e quindi contraddistinto da una narrazione ricca di dettagli e di mille emozioni diverse in ogni episodio, dai più spensierati ai più tristi.

Ciò che emerge nel racconto non è solo la voglia delle protagoniste di combattere a fianco degli uomini, ma di combattere meglio di loro, superando due dei nemici più temuti: i nazisti ed il pregiudizio degli altri militari, anche se questo è costato sacrifici a tutte loro, sia nelle battaglie (durante le quali molte morirono), che nella vita quotidiana, essendo vittime di violenze da parte dei soldati.

A mio parere anche la narrazione si presenta efficace: il testo è scorrevole e senza periodi troppo complessi, ma soprattutto è realistica e ricca di aneddoti che permettono di comprendere la vita delle protagoniste anche al di fuori della guerra, come ad esempio quando alle guerriere vengono assegnate le divise e le scarpe maschili, in mancanza di quelle di taglia femminile, come simbolo del primo ingresso in guerra delle donne.

Ammiro il coraggio delle protagoniste, così come quello dell’autrice, che ai giorni nostri ha scritto di un fatto avvenuto nel secolo scorso, ma in modo estremamente attuale, toccando alcuni dei problemi che l’ universo femminile affronta ancora oggi in molte parti del mondo.

In conclusione, questo romanzo mi ha colpito positivamente fin dall’ inizio, perché permette di comprendere che non devono essere la paura ed il pregiudizio a limitare le nostre scelte, impedendoci di realizzare grandi imprese, ma devono essere il punto d’inizio del nostro percorso, esattamente come per le donne nel romanzo, che sono l’esempio perfetto per dimostrare che veramente “una donna può tutto“.


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