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A partire dal 15 Giugno verranno riaperti i teatri e cinema d’Italia e gli italiani potranno tornare a fare ciò che hanno sempre fatto: non andarci.

Battute a parte, la riapertura di cinema e teatri il 15 giugno è una buona notizia, ma solo a livello teorico. Chi scrive è un attore, conduttore e comico: in passato si sarebbe detto (esagerando) “showman”, oggi va di moda “performer”. Sempre chi vi scrive, fa parte di quel 90% (anche 95 volendo) di lavoratori che vive il mondo dello spettacolo non dalla parte privilegiata di esso ma dalla parte di chi, giorno dopo giorno, si inventa qualcosa per andare avanti. E quindi dovrebbe essere felice della riapertura di cinema e teatri il 15 Giugno; ed è felice di ciò, ma soltanto a livello teorico.

Analizziamo la situazione attuale, paragonandola ad una situazione di normalità: a metà giugno i teatri hanno chiuso la stagione e vanno solo più in scena i saggi delle scuole e delle accademie. Per i cinema il discorso è diverso, perché i film continuano ad uscire ma con dei ritmi diversi dal resto dell’anno (inverno in particolare).

A giugno (e maggior ragione per tutta l’estate) nei teatri si registrano temperature vicino ai 30 – 35 gradi; è già dura andarci in condizioni “normali” (almeno per chi scrive e ci lavora.) Vogliamo parlare del fatto che una discreta parte dei teatri italiani non sono dotati di un buon impianto di aria condizionata? Senza contare la difficoltà nel “riordinare” i posti a sedere, gli spazi comuni e gli spazi come camerini per gli attori. E poi sul palco come ci si potrebbe regolare per i movimenti scenici? Si dovrebbe stare con o senza la mascherina? Il metro di distanza come lo si può mantenere, senza alterare il senso stesso di ciò che si sta realizzando?


Per i cinema pare essere più semplice: stanno tentando di far tornare i drive – in e può essere un buon “tampone” per questo periodo complicato. Ma una soluzione anche per i teatri ci può essere: andiamo all’aperto. Spostiamo tutto il lavoro dai teatri chiusi alle piazze, ai giardini, ai parchi. Torniamo a far rivivere i vecchi “punti verdi”; riaccendiamo le luci nei quartieri di periferia e portiamo iniziative artistiche. A Torino non ci sono quasi più progetti di questo genere, sarebbe quindi l’occasione propizia: creare un sano intrattenimento all’aperto, dal pomeriggio tardi alla sera.

Andare a teatro non è come andare in discoteca: si entra, ci si siede, si mantengono le distanze tra un posto e l’altro e ci si gode lo spettacolo in sicurezza. A teatro non si balla, non si poga e non si fuma (nemmeno all’aperto, se fosse per chi scrive). I posti si possono prenotare in anticipo, scaglionando poi gli accessi. Organizzando bene progetti simili si potrà “salvare” il settore: rendiamo ogni piazza un teatro, sarebbe un buon slogan. Facendolo però con una certa rapidità.

Ovviamente tutto ciò non è privo di problemi o criticità, ma ci si può affidare alle linee guida degli esperti, immaginando che una riapertura all’aperto sia meno complessa di una riapertura al chiuso. Per gli spettatori. Perché rimane sempre un fatto: come saranno organizzate le prove tra attori? Che tipo di dimensione avranno i palchi? Al chiuso le dimensioni sono fisse, ma all’aperto si possono allestire palchi adatti ad ogni situazione e di diverse dimensioni.

Rimangono problematiche già dette: si faranno spettacoli in mascherina o mantenendo le distanze? Saranno socialmente e culturalmente accettati? Questi sono dubbi che invitano ad una riflessione ugualmente importante a quella tecnica. Se si riuscirà a portare il teatro fuori dal teatro, cosa che comunque si potrebbe e dovrebbe fare ogni estate, allora chi vi scrive e ci lavora, potrà dirsi felice e non soltanto a livello teorico.


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