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Sarebbe meglio pensare alle persone come se fossero strumenti musicali?

Gli strumenti musicali vanno conosciuti, osservati, ascoltati.

Puoi suonarne molti, ma uno solo, se ti ascolti nel profondo, è quello congeniale a te e ancora, se ascolti meglio, sono le sfumature all’interno del tipo che possono fare la differenza.

Lo strumento andrebbe scelto con passione.
I materiali infatti possono essere i più diversi. Toccare legno o metallo, resina, budello non è la stessa cosa ed il tuo modo di toccare cambia a seconda delle particolari caratteristiche.

Toccare, percuotere, soffiare, pizzicare, significa attivare parti di noi collegate alla nostra predilezione.

Tasti, corde, mantice, aria, richiedono ogni volta un diverso approccio.
E il diverso suono che si produce può sollecitare o meno aree incognite del nostro intimo.
Ci vuole conoscenza per sapere dove e come toccare, ci vuole tempo e dedizione perché il suono procuri bellezza e armonia.
Devi sapere esattamente dove e come toccare perché se tocchi o agisci nel posto o nel modo sbagliato non accade nulla, o peggio ancora lo strumento potrebbe danneggiarsi irreparabilmente.

Ci vuole tempo e studio per dare significato e bellezza ad ogni minimo suono.
Perché accadano vere magie poi, ci vogliono costanza ed attenzione scrupolosa.

Lo strumento allora può davvero esprimere il tuo temperamento, far conoscere il tumulto, la pace, l’amore, la gioia insomma le emozioni che hai dentro.

Perché lo strumento è collegato al cuore e parla per lui, ma richiede un lavoro indefesso perché ciò possa succedere davvero e la comunicazione corrisponda alle intenzioni.

Ad un tempo,infatti sei solo tu che puoi portare lo strumento alla sua massima valorizzazione.
Insomma la bellezza e l’armonia non frutto del caso.

Sarebbe meglio pensare alle persone come strumenti musicali?
Io credo di si.


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