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E’ verità universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie

Che parole!

Non resisto alla tentazione di raccontarvi il mio secondo audiolibro: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen.

Credetemi, sono davvero sincera nel dire che è stata una esperienza estremamente coinvolgente.
Io questi di “Emons audiolibri” nemmeno li conosco, ma nei miei tragitti in auto costituiscono una vera risorsa.

Li ho incontrati per caso in uno Stand del Salone del libro di Torino e, come ho già detto in un precedente articolo, li volevo regalare a mia mamma, ma considerato che non ha ascoltato neppure il primo (che donna pigra), che mi farò restituire per raccontarvelo, ho tenuto tutti gli altri.

Questo libro certo io lo avevo già letto, e credo anche molti di voi.
Ma vorrei proprio sapere se qualcuno lo “ha ascoltato” come me, per condividerne le emozioni.
È un invito.

“Ascoltare”, a mio avviso, infatti, attiva facoltà cerebrali e canali interiori peculiari rispetto alla lettura o alla visione di un film.

L’Inghilterra dell’ottocento è l’ambiente nel quale si sviluppa il racconto.

La storia è quella della Famiglia Bennet e i protagonisti principali sono i coniugi Bennet e tutte le figlie, ma noi (dico noi donne) non possiamo che immedesimarci in due di loro: Jane ed Elisabeth, ma soprattutto in Elisabeth.

Non vi racconterò la storia perché se avete il libro la conoscete già e se non lo avete letto non c’è nulla di peggio che anticipare il racconto. Per essere sincera molto interessante è anche Mr. Darcy.
Che carattere! Che personaggio! Che Uomo!
E il lieto fine, valore aggiunto di questi tempi, anche se a fatica, è assicurato.

Tra l’orgoglio e il pregiudizio, in cui in qualche modo si esprimono variamente i personaggi, preferisco l’orgoglio. Lo trovo un sentimento nobile, purché non accechi.

Per quanto riguarda il pregiudizio, a mio avviso la storia è ottimista ed attribuisce alla consapevolezza il merito di aiutare a superarlo.

La Cortellesi? Un mito… ascoltatela nelle sue voci che in maniera davvero mirabile caretterizzano i vari personaggi. L’ascolto di Mr. Collins mi ha fatto sbellicare dalle risa.

Mi sono interrogata sulla eziologia della mia emozione nell’ascoltare questo audiolibro.
Neanche dirlo, l’amore.

L’immenso bisogno di belle storie d’amore romantico.
Le mie Estati fanciullesche le ho trascorse in compagnia dei libri regalati da due ziette: i Delly. Qualcuno se li ricorda?

Senza voler in alcun modo paragonare il corposo romanzo di Jane Austen a questi libri, va detto che Delly era lo pseudonimo dei fratelli Jeanne – Marie (Avignone 13 settembre 1875 – Versailles 1947) e Frederic Petijean de la Rosière (Vannes 1876- Versailles, 1949). I loro romanzi furono tra i più popolari tra il il 1910 e il 1950, ma per quanto mi riguarda anche negli anni ’70.
Delly è considerato il prototipo del romanzo popolare, il “romanzo rosa.”.

Io non concordo con i critici che lo considerano ripetitivo e piatto. Schizzinosi! Erano libri costruiti con cura e le storie d’amore romantiche non sono mai ripetitive.

E quando sono difficili, quasi impossibili, con ostacoli insormontabili da superare, l’effetto interiore del finale di insperato ricongiungimento provoca, a dispetto di tutto, una emozione straordinaria proprio alla bocca dello stomaco.

Si amore, ma se mi sono emozionata perdutamente anche solo quella volta in cui mi avevi promesso, dandomi appuntamento nella stazione di quella improbabile città, mezz’ora di baci e carezze …

Cris hai letto troppi Delly!” Mi dico allora quando faccio autoironia. Può essere, li ho quasi tutti.

Una vecchia professoressa di mia sorella riteneva l’Estate un momento speciale proprio perché le consentiva di distendersi su un lettino al sole con il suo Delly.
Io ho smesso prima.

Questi libri hanno creato una discrasia tra sogno e realtà? Può essere, ma produttiva di bellezza.
Si può dire che assomiglino alla realtà? No, purtroppo sono ambientati in un’epoca distante da quella di oggi e ne riproducono quella atmosfera forse irripetibile.

Non mi importa di essere considerata fuori dal tempo.
La bellezza lo è.

Quello che posso dire senz’altro è che le avversità della vita non sono riuscite a farmi rinunciare ad immaginare, che so, un “Ufficiale Gentiluomo” che possa arrivare all’improvviso, contro e al di là di ogni aspettativa, a stupirmi e regalarmi l’emozione della scena finale del film.

E non la considero questa una deminutio.


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