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È stato giusto dare il Nobel per la Letteratura a un autore di canzoni come Bob Dylan?

Da questa domanda e polemica parte “Da Omero al rock Quando la letteratura incontra la canzone” (Palindromo, 300 pp, 18 euro): un libro scritto a quattro mani da Maurizio Stefanini, giornalista appassionato di etnomusicologia e di America Latina; e da Marco Zoppas, professore di inglese che invece è appassionato di rock e di cultura nordamericana.

Il loro punto di incontro, spiegano, è stato Bob Dylan: erede dei grandi cantanti folk statunitensi come Woody Guthrie e Pete Seeger, e al tempo stesso grande artefice della transizione di questa tradizione verso il rock. E ricordano come al tempo stesso delle polemiche del 2016 in molti avessero ricordato che in realtà la grande poesia nasce come canzone, al tempo in cui la scrittura non c’era e solo la musica poteva aiutare la trasmissione orale dei versi.

I primi capitoli ricordano appunto queste radici comuni tra musica e letteratura: Omero, ma anche i griot africani, i cantastorie europei, i Salmi della Bibbia. Dopo di che i due percorsi si divaricano a tal punto, che la scelta di Stoccolma del 2016 è sembrata a molti una provocazione o una follia.

Eppure, osservano gli autori, Bob Dylan non è stato il solo Premio Nobel per la Letteratura a scrivere o cantare canzoni. Prima c’era stato ad esempio Dario Fo: è vero, a sua volta considerato da molti una scelta aberrante.

Ma aveva studiato da baritono anche Eugenio Montale. Non aveva mai cantato in pubblico, però aveva fatto il critico musicale, e nel suo discorso di accettazione del Nobel parlò a lungo di queste radici comuni tra letteratura e musica.

Ma hanno scritto testi per canzoni anche Pablo Neruda e Rabindranath Tagore: quest’ultimo, l’unico uomo al mondo autore degli inni di due nazioni diverse, l’India e il Bangladesh. Senza il loro intervento diretto, sono state scritte canzoni su testi di altri Nobel come Carducci, Kipling, Yeats, Mann, Gabriela Mistral, Hesse, Russell, Hemingway, García Márquez.

García Márquez è anche uno scrittore che nei suoi libri parla molto di musica e cantanti, come Murakami.

E Salvatore Quasimodo è un altro Nobel italiano una cui famosa poesia è “E come potevamo noi cantare”: perifrasi di quel Salmo 137 della Bibbia che è stato storicamente uno dei brani letterari più ispiratori di canzoni. Le tre più famose: il mottetto in latino che nel 1581 ci compose Pierluigi da Palestrina; il coro in italiano che nel 1842 Temistocle Solera scrisse per l’opera di Giuseppe Verdi Nabucco, col titolo Va’ pensiero; il reggae in inglese che fu inciso nel 1970 dal gruppo giamaicano The Melodians e portato al successo nel 1978 dai Boney M. col titolo Rivers of Babylon.

Non ci sono d’altronde solo i Nobel. Canzoni furono scritte ad esempio da Gabriele D’Annunzio, da Pier Paolo Pasolini, da Bertold Brecht, da Italo Calvino. Lo stesso Pasolini fece ricerche etnomusicologiche: come Niccolò Tommaseo, Costantino Nigra, Benedetto Croce, Alejo Carpentier, José Arguedas, Federico García Lorca. García Lorca incise addirittura dischi, come Vinicius de Moraes.

Se la storia letteraria francese è piena di poesia messe in musica, una invenzione italiana è stata l’opera lirica, ispirata a grandi autori che spesso sono gli stessi dei musical di oggi. Dallo stesso Victor Hugo del Rigoletto e dell’Ernani di Verdi sono tratti sia Notre-Dame de Paris di Riccardo Cocciante, sia Les Misérables di Claude-Michel Schönberg e Alain Boublil.

Ma il repertorio citato in questo libro è di taglio quasi enciclopedico. Da Guantanamera, famosa canzone tratta dai Versi Semplici dell’eroe nazionale cubano José Martí, al canto della Divina Commedia messo in musica da Angelo Branduardi.

Dai concept album di Edoardo Bennato su Pinocchio e Peter Pan o di Fabrizio De Andrè sulla Antologia di Spoon River, al San Martino di Carducci cantato a tempo di disco music da Fiorello.

Dallle canzoni ispirate a Guido Gozzano nei due primi Festival di Sanremo, a quelle dello Zecchino d’Oro su Pinocchio o il Corsaro Nero. Ricchissimi di citazioni letterarie, a parte De Andrè, Branduardi e Bennato, sono stati ad esempio Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Francesco De Gregori, Massimo Bubola. Ma pure Albano la sua famosa causa per plagio a Michael Jackson l’aveva fatta su una canzone omaggio a Tagore.

Insomma, tutto da leggere. E poi, magari, anche cantare.


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