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Sono i libri a sceglierci. Ci chiamano, come se sapessero di cosa abbiamo bisogno.

L’ho sempre pensato.
E se la carta e il suo profumo sono per me insostituibili, in vacanza, specialmente se devo viaggiare con poco peso, ho scoperto l’utilità del Kindle e prima di partire per un viaggio, mi scarico un libro che mi ha scelto.

Quest’anno, un libro di Simona Sparaco “Equazione di un amore”.

Non conoscevo l’autrice e solo dopo la lettura sono andata a guardarmi la biografia ed ho scoperto che è una giovane scrittrice e sceneggiatrice italiana.

Perciò non sapevo cosa aspettarmi.

Il titolo inizialmente l’ho trovato attraente e respingente ad un tempo. Matematica e amore, così poco compatibili, pensavo, però mi sono fidata del consiglio dell’amica che lo aveva appena letto.

A dire il vero neppure l’incipit mi convinceva del tutto.
Mi mancava una certa pienezza che cerco da sempre nella scrittura, soprattutto se parla di un tema così delicato e complesso come l’amore.

Tuttavia pian piano la storia mi ha appassionato e conquistato, dissolvendo la mia preoccupazione.

L’impianto si sviluppa in maniera semplice ma originale tra presente e flashback del passato.

Difficile raccontarne la trama senza svelare ciò che il lettore ha tutti i diritti di scoprire personalmente pian piano, più interessante proporre una mia personalissima degustazione.

Il tema centrale l’amore, o meglio, più amori. Del presente, l’era di facebook e whatsApp.
Amori certo meno intensi sotto il profilo della fascinazione romantica, ma più realistici e attenti ai mostri che ciascuno si porta dentro.
Certamente uno stimolo alla consapevolezza e alla comprensione, nell’ottica delle difficoltà interiori di ogni vita e del loro peso anche nelle relazioni interpersonali.

Ci sono “Amori che spalancano le finestre, facendo entrare il vento, la pioggia, la neve; altri che si preoccupano solo di proteggere, di tenere al riparo dalle intemperie”.
Con attenzione anche all’amicizia, pur sempre una forma di amore.

Un percorso di anime la storia, non solo quelle dei protagonisti, ma anche quelle delle città in cui si ambienta, Roma e Singapore, città che i casi della vita mi hanno fatto conoscere personalmente, acuendo così l’emozione del viaggio tra le righe.

Occidente e Oriente.

Singapore “bolla luminosa di gente privilegiata” è la città nella quale vive Lea, che ha sposato un avvocato di successo e dove crede di avere raggiunto la serenità dopo un passato difficile. Vittorio infatti l’ha raccolta sotto la pioggia, in un pomeriggio londinese di tanti anni prima ed è la persona che riesce a dare ordine ed equilibrio al suo presente.

Roma, la città che ha lasciato e legata al suo passato con Giacomo, il ragazzino che le dava ripetizioni di matematica nei tempi della scuola e di cui è stata innamorata da sempre, intelligente, prima brillante studente, poi affascinante professore; amante passionale, ma destabilizzante per un segreto che porta dentro di sé.

Questo amore le ha fatto male, come pure l’illusione di trovare il modo di salvarlo, che le aveva fatto invece sperimentare l’abbandono.

Ci sono incontri che si portano dietro il peso di eventi irreparabili.

Perchè l’abbandono, e così l’amore, ci entrano negli occhi come una polvere invisibile, stravolgono il nostro sguardo, lo fanno bruciare e lo spengono, in ogni caso lo portano lontano.

Lea deve tornare a Roma perché una piccola casa editrice accoglie il romanzo che ha scritto, ambientato proprio a Singapore e alla sua anima, legata alla figura del politico leggendario Lee Kuan Yew, visti dagli occhi di una europea espatriata.
Così è costretta, o meglio, irresistibilmente attratta, a fare i conti col suo passato.

Così fa la vita, penso io, che ti pone ostacoli ed esperienze, quasi una coazione a ripetere, fino a che non hai superato il gradino fondamentale per la crescita, rendendo l’interazione lo stimolo della personale evoluzione.

In fisica quantistica, come dice il libro,“nessun oggetto ha una posizione definita se non quando interagisce con qualcosa d’altro”.
Fu Paul Dirac a formulare, nel 1928, l’equazione d’onda, intesa come inseparabilità delle particelle quantiche, detta “equazione di un amore” e questa scoperta ha fugato le mie perplessità sul titolo.

Secondo i principi della fisica che Giacomo ha insegnato a Lea, nulla può separare due particelle quantiche una volta che sono entrate in contatto. Saranno legate per sempre, anche se procedono su strade diverse, lontane e imprevedibili.

Cerchiamo sempre in chi amiamo qualcosa che ci racconti di noi, che ci dica chi siamo.

E così tra le simmetrie matematiche nella vita, scopriamo che “scienza e poesia hanno entrambe il potere di rivelare la complessità e la bellezza del mondo”.

Anche sul tema della morte si incrociano più anime, strumenti e risposte, contraddittorie, ma forse no: quella occidentale della citazione da Mon Oncle d’Amerique “Quando noi moriamo, sono gli altri, che noi abbiamo interiorizzato nel nostro sistema nervoso, che ci hanno costruito, che hanno costruito il nostro cervello, che lo hanno riempito, sono gli altri che moriranno” e quella dell’Oriente, incarnata nel delicato personaggio di Lin Yu e dal simbolo dell’infinito del ciondolo che indossa e che rappresenta l’universo “come una grande pancia in cui gli Shen fluttuano illuminandola. Sono la nostra essenza”, “lo Shen abita nel cuore e in lui c’è la nostra missione, il compito che abbiamo qui sulla terra”.

Evocazione di mondi o visioni del mondo che forniscono spunti di risposta anche alla domanda di Cocciante “Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei riscoprirlo stasera. Se stiamo insieme qualche cosa c’è che ci unisce ancora stasera”, che mi sono ritrovata a canticchiare scrivendo, come pure al perché questo libro mi ha scelto.


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