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No, ciccio, io sto parlando di principi: anche se devi fare grandi sacrifici… se devi sacrificare qualcuno, o addirittura te stesso… tu comunque continua a lottare.

Non ideologia o regime, ma principi. Uno spettacolo di atrocità, di responsabilità e di scelte è andato in scena al Teatro Out Off di Milano domenica 29 settembre con “Non rimpiango nulla”, scritto dal drammaturgo romeno Csaba Székely e selezionato quest’anno nell’ambito di Nuovi incroci, la rassegna teatrale dedicata agli autori stranieri contemporanei in collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e del progetto Fabulamundi Playwriting Europe.

Dominic Kormos sembra appartenere alla categoria dei vecchi incattiviti dalla solitudine: isolato nel suo appartamento, sempre scontroso e pronto a cacciare chi gli si avvicina. Nessuno sa del suo passato da torturatore sotto Ceausescu, della sua brillante carriera nella polizia segreta e di quanto fosse tenuta in considerazione dai superiori l’attenzione che riservava ai prigionieri politici. Oramai in pensione e lontano dalla capitale, intanto passata sotto le nuove bandiere della Romania democratica, viene raggiunto dall’ex sottoposto Alex Dima che non sembra aver patito particolarmente il cambio di direzione del paese. I ricordi, indelebili e sempre in agguato, prendono il controllo della scena tra un cognac e l’altro. Pestaggi, botte e sangue senza discriminazione: amici, donne, figli e madri hanno lo stesso volto, quello del dissidente. Dominic non soffre il passato, si crede un eroe che ha passato la vita a combattere per la causa, per uno Stato e una società giusta in cui il pane abbonda e le droghe non girano. Il prezzo da pagare? Qualche morto e troppi buchi bui, ma ne vale la pena per regalare a tutti i cittadini la tranquillità quotidiana.

Abbiamo tutti ‘sti problemi adesso perché la gente non ha la più pallida idea di dov’è il suo posto. Giusto?

Di avviso opposto Dima che ha oramai superato gli anni da “coniglietto” come lo chiamavano i colleghi: finge accondiscendenza nei confronti dell’ex ufficiale, beve con lui e lo lusinga, ma rivela presto quello è diventato dopo anni di servizio. Non forte degli ideali e dei principi come Dominic, per non impazzire e silenziare i demoni Dima si è gettato sulla violenza, convincendosi di non essere altro che un uomo di dolore: una rassegnazione da cui nasce, per forza di cose, anche un certo compiacimento che si insinua in scena delicatamente. Un’opposizione darwiniana che in letteratura ammicca a Kafka e Svevo: solo il più adatto sopravvive, e se Dio è morto allora chi ha ancora l’orecchio per sentirlo si è ritirato in pensione. Ma se chiudere la porta al passato è facile non lo è altrettanto per il futuro: a concludere il trittico arriva Liza, la ragazzina del piano di sopra. Con l’ingenuità dei sedici anni e con la parlantina fin troppo sciolta è l’unica in grado di incuriosire Dominic: “un cuore schivo e selvaggio si doma con la consuetudine” scriveva Marcabru e Liza, portavoce del mondo che viene, battuta dopo battuta ammansisce il carattere duro del vecchio torturatore tanto da rimettere in discussione i più piccoli gesti.

Gli ingredienti sono selezionati con cura e la tavola apparecchiata a dovere, occasione che la regia di Andrea Piazza ha raccolto con gusto: Piazza ha sottolineato un personale tracciato del testo di Csaba Székely, senza paura di alternare momenti di forte realtà – affidate alle voci disincantate di Giovanni Battaglia e Michele Bottini – con le uscite più ironiche e comiche, grazie alla capacità di Maria Caggianelli Villani di dare al suo personaggio il sapore allo zenzero della risata e della lacrima. Se tutto lo spettacolo gira intorno all’indiscusso protagonista Dominic, i due coppieri gli servono battute e riflessioni continue: raramente Giovanni Battaglia è solo in scena, e mai senza i fantasmi della figlia perduta, le notizie alla radio, i fastidi del piano di sopra o il pensiero di ritornare alla sua vita precedente. A Dominic è affidato il peso e il rumore del mondo, la responsabilità di una scelta che sembrava archiviata e di un passato che necessita di un nuovo posto negli scaffali dell’anima per vedere il futuro. Un bisogno a cui si risponde con una decisione e una presa di posizione che hanno poco a fare con regimi e ideologia ma, ancora una volta – forse l’ultima – con un principio che nel bene e nel male ha mandato avanti una vita.

Te l’ho già detto, ciccio, faccio solo quello in cui credo.

Un affresco ben congeniato e preparato, in cui stona appena un lietmotiv che appartiene più al genere del cinema: davvero erano necessarie tutte quelle fragole in scena? Bene la figlia mai più vista e il ruolo che Liza assume nello scarso Pantheon di affetti di Dominic, ma anche senza i frutti rossi la corrispondenza era chiara. Lo spettacolo avanza comunque velocemente: sempre più domande emergono ad ogni scambio di battuta e lo spettatore si trova coinvolto da un grottesco ed efficace vociare di accuse e rimpianti, tra sarcasmo e lucidità violenta, per poi venire riaccompagnato sotto le note del walzer di Shostakovich alla realtà in lievi istanti.
Luci: chi avrà ancora una risata strozzata in gola, chi una lacrima di commozione e chi, infine, non potrà che chiudersi in silenzio per qualche minuto, richiamato dalla responsabilità che la Storia oggi ci chiede di evocare.

Non rimpiango nulla
Testo Csaba Székely

traduzione Sofia Pelczer
regia e scene Andrea Piazza

interpreti
Giovanni Battaglia, Michele Bottini, Maria Caggianelli Villani

tutor Sabrina Sinatti

suono Hubert Westkemper
luci Daniela Bestetti con Paolo Latini, Simona Ornaghi
scene Roberto Pio Manzotti, Alice Capoani, Mattia Franco
costumi Enza Bianchini, Nunzia Lazzaro
collaborazione video Fabio Brusadin
si ringraziano Michele Corizzato (grafica tela), Fabrizio Calfapietra, Lucrezia Mascellino, Marco Trotta (voci)

un progetto in collaborazione con PAV – Fabulamundi Playwriting Europe: Beyond Borders?

Link: https://fondazionemilano.eu/news/non-rimpiango-nulla


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