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Luisa Martucci è nata e sempre vissuta a Torino, dove sono ambientati i suoi romanzi. “Movie maker” (€uro 14,00 p. 231) pubblicato da Robin&Sons Edizioni,

è il secondo romanzo, di una serie di gialli che si svolgono nella Torino degli anni ’70, iniziata con “Sequestro di persona a Torino”, e hanno per protagonista Lilia Lomonaco, ex giornalista e detective per passione.

Torino, 1972: Lilia Lomonaco ha finalmente coronato il suo sogno d’amore, sposando Luca Della Rovere, discendente di una famiglia della nobiltà torinese, e in passato, vittima di un sequestro di persona. La vita coniugale, entrando nel vivo, però, si rivela meno idilliaca del previsto: Luca, a causa degli impegni lavorativi è spesso assente, o, comunque, poco presente. Le signore della Torino bene tendono a isolarla, e lei è tormentata dalla solitudine unita alla mancanza di realizzazione.

Questo circolo frustrante sembra spezzarsi quando stringe amicizia con Samantha, che abita nel suo stesso palazzo, ex reginetta di bellezza, abile cuoca, sposata con un maturo avvocato, donnaiolo, maschilista e insensibile.

Improvvisamente, però, Lilia è costretta a rientrare nel ruolo di detective quando Samantha si trova imprigionata nella ragnatela di un ricattatore, Movie Maker, che minaccia lei e altri esponenti della borghesia torinese, di pubblicare foto che ne comprometterebbero irreparabilmente la reputazione.

Lilia, con coraggio e determinazione, inizia un duello difficile e complesso, contro un avversario astuto e sfuggente, che sembra apparentemente imprendibile. Mentre i colpi di scena si susseguono senza tregua, Lilia grazie all’intuito femminile, metterà alle corde Movie maker, in un finale ad alta tensione, sorprendente e spiazzante.

Luisa Martucci ha costruito un giallo avvincente e intrigante, in cui trama poliziesca e ricostruzione storica, sociale e di costume si amalgamano in una simbiosi narrativa perfetta e coinvolgente.

Degna di nota la capacità di costruire personaggi di forte spessore psicologico, siano essi minori o principali, che incarnano i cambiamenti sociali di quel periodo storico, specialmente per quel che riguarda le donne, senza cadere nelle trappole della retorica o della faziosità. La Torino degli anni ’70 è essa stessa protagonista, brodo primordiale pervaso di fermenti culturali, politici e sociali.


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