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Signori, si cambia. Che il clima sia mutato se ne accorgono persino a Sanremo che, in quel 1966, per la prima volta ospita i complessi. Li ospita ma li maltratta. Vincono Modugno e Cinquetti con “Dio come ti amo”, precedendo Caterina Caselli e Gene Pitney (Nessuno mi può giudicare).

È un festival diverso dal solito anche se “In un fiore”, terzo classificato con Wilma Goich e Les Surfs non è il massimo dell’innovazione.

E lo stesso vale per la Casa in cima al mondo di Claudio Villa e Pino Donaggio, o per La Rosa da Vienna di Anna Identici.

Però Sanremo offre anche una accoppiata curiosa come Vanoni e Berti (Io ti darò di più), o come Gaber e Pat Boone (Mai mai mai Valentina).
Ma ci sono anche Milva (Nessuno di voi), Endrigo (Adesso sì), Zanicchi (La notte dell’addio).

Però a far notizia sono gli esclusi, Paoli, Dalla, l’Equipe 84 e, soprattutto, Adriano Celentano con quello che sarà un grande successo, Il ragazzo della via Gluck. A cui replicherà Gaber, fuori Festival, con La risposta al ragazzo della via Gluck.

Ma in quell’anno ci sarà anche un altro ragazzo a fare la storia della musica italiana: Gianni Morandi porta al successo C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones. Un pezzo che verrà ripreso da tanti, anche all’estero, a partire da Joan Baez.

Benché i successi italiani siano numerosi, a vendere di più è un pezzo americano, Strangers in the night, di Frank Sinatra. Sì, con Sinatra qualcosa di italiano è pur sempre presente, ma nella top ten figurano anche i Beatles, con Michelle.

Il pubblico si internazionalizza, a piccoli passi, perché i 4 ragazzetti inglesi sono preceduti da Morandi, ma con la Fisarmonica e Notte di Ferragosto, da Little Tony (Riderà), dalla Caselli che prima non vuol essere giudicata ma sempre in quell’anno chiederà Perdono e poi celebrerà Cento giorni con L’uomo d’oro.

Davanti ai Beatles figura anche l’Equipe 84 (Bang Bang, interpretata anche da Dalida, Io ho in mente te) e, subito alle spalle degli inglesi, i Rokes (È la pioggia che va e Che colpa abbiamo noi), i Giganti (Tema, Una ragazza in due), i Dik Dik (Sognando la California).

Imperversano ancora i Marcellos Ferials che fanno propaganda agli Usa e dopo aver lanciato Angelita di Anzio, si ripresentano con John Brown.

Cambiano i gusti ed i generi musicali ma resiste quella che viene definita “canzone all’italiana”.

Tony Del Monaco (da non confondere con il tenore Mario) ottiene un ottimo risultato al Disco per l’Estate di St.Vincent con “Se la vita è così” ma in classifica va meglio “Vita mia”.

È anche l’anno del Tema di Lara, dal film Il Dottor Zivago. Ma è anche l’anno di Bandiera gialla (Gianni Pettenati) che precede in classifica il Sottomarino giallo dei Beatles.

Ovviamente non mancano i successi di Rita Pavone (Qui ritornerà, La Zanzara, Il Geghegé, Fortissimo), di Mina (Se telefonando, Sono come tu mi vuoi).

Gian Pieretti si strugge con il Vento dell’Est, Bongusto vince il Disco per l’Estate con un pezzo dimenticabile, Anna Marchetti tenta il revival con La rapsodia del vecchio Liszt, Tenco viene bocciato a St. Vincent con Lontano lontano che diventerà molto più famosa di Prima c’eri tu che vince il Disco.

Dalla Francia Michel Polnareff è alle prese con la Bambolina che fa no no no mentre Sandie Shaw si distingue soprattutto perché canta scalza ed i Beach Boys portano al successo Barbara Ann.

Emerge Riccardo Del Turco con Figlio Unico mentre i Corvi celebrano Un ragazzo di strada e i Nomadi si affacciano con un testo impegnato come Noi non ci saremo; ed è impegnato anche il brano, di scarso successo dei Pooh che, con Brennero 66, raccontano un tragico episodio della guerra per l’autonomia sud tirolese.


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