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Mille Italie musicali si confrontano in un 1962 che inizia con il successo sanremese della coppia Domenico Modugno e Claudio Villa con l’ormai dimenticata “Addio, Addio”.

A seguire Tango italiano (che venderà soprattutto nella versione di Milva) e Gondolì Gondolà di Bruni e Bonino

. Solo quarto il brano del festival che avrebbe avuto più successo: Quando quando quando, portata nel mondo da Tony Renis.

E al sesto posto il comico Gino Bramieri con Lei andava a cavallo.

Un mondo musicale, quello presentato dalla Rai, che non aveva un grande riscontro in termini di vendite e di successo di pubblico. Solo un po’ meglio con Canzonissima che chiudeva l’anno con la vittoria di Quando quando quando davanti a Il cielo in una stanza di Gino Paoli, La ballata della tromba di Nini Rosso, Il tango della gelosia di Emilio Pericoli e Chitarra romana di Achille Togliani. Proposte e vincitori molto in linea con la tv di quegli anni, a rigorosa guida Dc.

Ma tra le due manifestazioni Rai, era successo di tutto. Un tutto che si chiamava Adriano Celentano che, nel 62, aveva sfornato un successo dopo l’altro. Con Don Backy (che aveva venduto benissimo con Il fuggiasco) aveva lanciato La carità ma i successi individuali spaziavano da Ciao amore a Pregherò – versione italiana di Stand by me – da Si è spento il sole a Stai lontana da me.

A contrastare il predominio di Celentano si cimentano in tanti. Da una scatenata Mina con Chihuahua e con Renato al re delle canzoni estive, Edoardo Vianello, con Guarda come dondolo e Pinne, fucile ed occhiali.

Il twist dilaga, Peppino di Capri sforna Let’s twist again e St. Tropez twist, ma sull’esotico è ancora in classifica Dorelli con Montecarlo, dell’anno prima.

Si affacciano Little Tony, Ricky Gianco (Tu vedrai), Fred Bongusto (Caterina e soprattutto Frida) mentre si consolida il successo di Sergio Endrigo (Via Broletto 34, La periferia, Viva Maddalena) e di Pino Donaggio (La ragazza col maglione, quando la “nuova scuola italiana” non aveva ancora abolito il “col”).

Ma iniziano ad emergere nuove mode, nuovi stili. I Campioni ed I Ribelli erano nati tre anni prima ma è nel 62 che consacrano il successo dei complessi italiani che avrebbero accompagnato i decenni successivi.

E cresce l’attenzione del pubblico italiano per la musica straniera. Non è ancora il tempo dei Beatles come successo italiano (Love me do non è nelle prime posizioni di vendita), ma continua il periodo d’oro di Paul Anka e Connie Francis ripropone Lili Marleen ed è soprattutto un grande anno per le canzoni sudamericane e francesi. Da un lato Mexico, La Paloma (anche nella versione di Elvis Presley), Cuando calienta el sol; dall’altro Johnny Hallyday con Ehi baby e Douce Violence, Gilbert Becaud con Et maintenant, Juliette Greco con Paris Canaille, Charles Aznavour (scomparso ieri) con Il faut savoir (ripresa da Paoli con Devi sapere). E poi Jacques Brel che Les biches e Les bourgeois che sarà poi conosciuta in Italia nella versione di Gaber I borghesi.

Ma nel 62 Gaber è ancora alle prese con il Trani a Gogò, Milva con il Violino Tzigano, Modugno con Stasera pago io e Se Dio vorrà mentre il Quartetto Cetra intona Però mi vuole bene e I ricordi della sera.

Non c’è solo spensieratezza. Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco propongono La ballata dell’eroe anche se il successo per Tenco arriva con Mi sono innamorato di te. Ma nella classifica dei dischi più venduti compaiono pezzi molto diversi, come Fammi crescere i denti davanti e La Giacca rotta, successi dello Zecchino d’oro.

Non è ancora un’Italia per i giovani ma è già un’Italia per i bambini. Quelli che pochi anni dopo si sarebbero fatti sentire.


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