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Un anno incredibile, il 1961, per la musica italiana, tra cantanti emergenti, successi internazionali, canzoni che diventeranno dei classici ascoltati ancora adesso.

Da dove cominciare?

Dall’interprete che scala le classifiche dei dischi più venduti: Adriano Celentano. Ma il suo pezzo più famoso di quell’anno, 24 mila baci, non è il più venduto, preceduto da Nata per me e Non esiste l’amor.

Così come il pubblico sembra apprezzare di più il Mondo di Suzie Wong che non Legata a un granello di sabbia, entrambi di Nico Fidenco.

Ma va fortissimo anche Ballata della tromba di Nini Rosso, fantastico trombettista cuneese.

Non è sempre vero che il pubblico abbia ragione, per lo meno nell’immediato. Canzoni di successo in quel 1961 sono praticamente sconosciute mentre altre hanno resistito al tempo.

Il pullover di Gianni Meccia è una sorta di classico degli Anni 60 come i successi di Edoardo Vianello che in quell’anno spopola con Il Capello e Come due esquimesi, ma Tony Dallara e la sua Novia li ricordano in pochi, qualcuno in più la sua Bambina bambina.

Anche Come Sinfonia di Pino Donaggio ha subito gli oltraggi del tempo, insieme al suo Cane di stoffa.

Per non parlare di Al di là, interpretata tra gli altri da Tajoli. Mentre Chitarra Romana è sempre meno conosciuta nella interpretazione di Connie Francis.

A proposito di successi di cantanti francesi, il 61 è l’anno di Besame mucho, nella versione di Ray Connif, del brano Brigitte Bardot che si appresta a diventare il tormentone dei trenini di capodanno di tutti i decenni successivi, di Jacques Brel che lancia il suo Moribond in attesa di essere ripreso anni dopo da Maurizio e da Roberto Vecchioni, di Edith Piaf che dedica Non, je ne regrette rien ai francesi d’Algeria e che conquista l’Italia anche con il suo Hymne à l’amour, di Neil Sedaka con Esagerata.

Ma è anche l’anno della definitiva affermazione di alcuni cantanti italiani destinati a restare famosi a lungo. Ancora una volta i gusti del pubblico non saranno confermati.

Gaber vende moltissimo con Non arrossire e Le strade di notte, un po’ di meno con La ballata del Cerutti.

E Mina piace più con Prendi una matita rispetto alle Mille bolle blu.

Vanoni vede prevalere Cercami rispetto a Senza fine, interpretata anche da Paoli che però vende di più con Sassi, Gli innamorati e In un caffè.

C’è urgenza di cantare, nello stesso anno si lanciano più canzoni di successo.
Anche Milva, ancora la sguaiata ma simpatica Pantera di Goro prima che Stehler la trasformi in una presuntuosa interprete brechtiana. Il mare nel cassetto è uno dei suoi successi del 61.

Si affacciano alla ribalta Endrigo (Vecchia balera) e Tenco (Quando), conquistano spazi le sigle televisive (Da da umpa delle Kessler e L’amico del giaguaro di Marisa del Frate), Bruno Martino con Estate comincia a mettere in crisi l’immagine dell’eterno benessere italiano mentre Bruno Lauzi interpreta la tradizionale Ma se ghe pensu e segna l’inizio di una riscoperta delle canzoni popolari.

Ma qualcosa si muove nel profondo, con Fausto Amodei che propone Per i morti di Reggio Emilia, una canzone di protesta sociale destinata ad aver seguito.


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