fbpx
Usarci


Se il 1958 si era aperto con il trionfo sanremese di Modugno e Dorelli con “Nel blu dipinto di blu” (Volare), il Festival della canzone dell’anno successivo confermò i vincitori: ancora Modugno e Dorelli, questa volta con “Piove” ed anche in questo caso il brano venne conosciuto in modo diverso, divenuto noto come “Ciao, ciao bambina”.

Ma Sanremo 59 confermò soprattutto la svolta radicale nella musica italiana. Sul palcoscenico del Festival non mancavano Gino Latilla (secondo classificato, insieme ad Arturo Testa, con “Io sono il vento”) ed Achille Togliani (terzo con Teddy Reno), come Nilla Pizzi e Natalino Oddo. Mentre Claudio Villa rappresentava la fase di transizione verso le novità.

Ma in scena arrivavano anche Betty Curtis e Wilma De Angelis con “Nessuno”, un brano che a fine anno, a Canzonissima, avrebbe ottenuto un successo maggiore con l’interpretazione urlata di Mina. Una edizione di Canzonissima vinta da Joe Sentieri sempre con “Piove”, davanti a Miranda Martino con “Arrivederci”, un brano di Bindi.

Sanremo si scandalizzava intanto per una sensuale interpretazione di “Tua” di Jula de Palma.

Ma nell’Italia che sognava l’estate continua del boom economico, la colonna sonora di un Paese vivo diventava sempre più varia. I successi si susseguivano senza soluzione di continuità. E c’era per spazio per ogni genere, per interpreti molto diversi. Cigliano, Nicola Arigliano (“Amorevole”), ancora Betty Curtis (“Cantando con le lacrime agli occhi”, presentata in precedenza ma particolarmente apprezzata nel ‘59), Gloria Christian e Aurelio Fierro con “Cerasella”, Consolini con “Giamaica” (anche questa dell’anno precedente), Villa con “Fiorin Fiorello”.

È anche un grande anno per il Quartetto Cetra, tra “Che centrattacco”, “Donna” e “Concertino”. Oppure per Fred Buscaglione, con “Guarda che luna” o con “Che notte”, scritta con un altro torinese, Leo Chiosso. E Fred e Chiosso sono anche gli autori di “Love in Portofino”, portata al successo da Dorelli.

Ma si affermano anche altri cantanti che avranno una lunga carriera ricca di successi. Dalida canta ancora brani francesi e Peppino di Capri quelli napoletani (“Nun è peccato”, “Malatia”), Ornella Vanoni diventa la “cantante della mala” con pezzi come “Hanno ammazzato il Mario” e “Ma mi”, Tony Dallara conquista il pubblico con “Ghiaccio bollente” e “Bambina innamorata”, ma si affermano anche Gino Paoli, Giorgio Gaber (“Genevieve” e “Ciao ti dirò”). Anche Celentano, dopo il successo di “Il tuo bacio è come un rock”, si ripete con la stessa canzone di Gaber, “Ciao ti dirò”.

Vanno ricordate anche due curiosità. I Campioni lanciano “Tintarella di luna”, che diventerà un cavallo di battaglia di Mina, e Marino Barreto jr presenta “Angeli negri”, traduzione di un brano in spagnolo che sarà poi rilanciato anni dopo da Fausto Leali.

Quando si potevano cantare brani contro il razzismo utilizzando la lingua italiana senza suscitare la reazione ignorante di chi è convinto che l’italiano nasca da una traduzione dell’inglese.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



MEDICAL LAB

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST