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Chi si entusiasma per Fedez o J-Ax farà fatica ad immaginare che, per la musica italiana, l’anno della svolta è stato il 1958.

Al Festival di Sanremo trionfa Domenico Modugno (in coppia con Johnny Dorelli, anche se quasi nessuno se ne ricorda) con “Nel blu dipinto di blu”, canzone diventata famosa nel mondo con il titolo inesistente di “Volare”. Non è solo il successo di un grande interprete, ma rappresenta un radicale cambiamento nei gusti musicali.

Modugno e Dorelli precedono tutti i cantanti più noti sino a quel momento, a partire da Nilla Pizzi, Consolini, Carla Boni, Gino Latilla, Claudio Villa. Ossia tutti gli interpreti di quella che, sino a quel momento, era considerata la vera canzone italiana. Volare, invece, apre la strada a quelli che verranno definiti “urlatori” e a Sanremo si mette in evidenza anche Tony Dallara.

Da un lato, dunque, i giovani che nel ‘58 si entusiasmano per la rivoluzione musicale non solo di Volare ma di brani come “Ti dirò” e “Come prima” di Dallara. O che ascoltano le canzoni in arrivo da oltreoceano e reinterpretate da cantanti italiani. “Diana”, di due anni precedenti, viene riproposta in italiano come “Daiana”, ma arrivano anche brani che piacciono ai meno giovani e viene rilanciata “Cuccuruccuccu Paloma”.

Gli adulti si appassionano per la Pizzi che canta, “avvinti come l’edera”, per la “Campana di Santa Lucia” di Villa e Consolini, per Macario che lancia “Com’è bello quando piove”, o per “Domenica è sempre domenica” riproposta da Mario Riva dopo Renato Rascel.

Villa si scatena con “Arrivederci Roma”, e non è solo lui perché – in quegli anni – una canzone di successo aveva spesso più interpreti.

Ma sono anche anni di cambiamento al di là degli urlatori. Fred Buscaglione interpreta “Boccuccia di rosa” (anche Dorelli) dopo il trionfo di “Buonasera signorina” ottenuto un anno prima. E Carosone svecchia la canzone napoletana con una serie di brani tra cui, nel ‘58, Caravan Petrol.

È una Italia in movimento, tra boom che segue la ricostruzione e l’incertezza di un futuro affrontato con ottimismo, cantando.

Si archiviano gli anni del “Vecchio scarpone” e della colomba che vola nella Trieste occupata dagli inglesi. Cambia il modo di cantare, ma si pretende ancora che gli interpreti sappiano cantare e non scambino per musica alcuni rumori fastidiosi.


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