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Quante Emozioni nella musica del 1970. Lucio Battisti è ormai un interprete di successo, ma ai primi posti delle classifiche non figura quella che resta una delle più belle canzoni di sempre.

Il pubblico apprezza di più Anna e Fiori rosa fiori di pesco, ma è anche l’anno di 10 ragazze, Mi ritorni in mente, Dolce di giorno, Il tempo di morire. Però il disco più venduto in assoluto è di Domenico Modugno, La lontananza, che precede Mina con Insieme (immancabilmente di Mogol Battisti).

Ma il 70 inaugura anche un nuovo decennio ed il cambiamento è evidente. La hit parade italiana, all’improvviso, è invasa da brani stranieri. Venus, degli Shocking Blue, precede La prima cosa bella di Nicola di Bari (seconda a Sanremo insieme ai Ricchi e Poveri) e In the summertime di Mungo Jerry. Mentre L’isola di Wight nella versione di Michel Delpech vende più di quella dei Dik Dik e precede Let it be dei Beatles e It’s five o’ clock degli Aphrodite’s Child che entrano in classifica anche con altri brani.

I cantanti italiani replicano con L’appuntamento di Ornella Vanoni e addirittura con Nino Manfredi che interpreta Tanto pe’ cantà. D’altronde Rascel, insieme a Pio, sale sul palcoscenico di Sanremo per cantare Nevicava a Roma. Da Sanremo arriva anche l’Eternità, più apprezzata nella versione dei Camaleonti che in quella della Vanoni.

È comunque significativo che il brano che vince Sanremo tra mille polemiche, Chi non lavora non fa l’amore (Celentano e Claudia Mori), non abbia un grande successo di vendite. Preceduta non solo da Nicola di Bari, ma anche da Sergio Endrigo arrivato terzo con L’arca di Noè.

E preceduto anche da Lady Barbara di Renato dei Profeti che vince il Disco per l’Estate di St. Vincent. Mentre subito alle spalle si colloca il vero inno nazionale italiano, Finché la barca va, di Orietta Berti che quell’anno ha successo anche con un brano fortemente impegnato, Tipitipiti.

Dall’estero replica Lally Stott con Chirpy chirpy cheep cheep.

Tornando al duello tra Casino, Sanremo propone anche le coppie Patty Pravo e Little Tony (La spada nel cuore), Rosalino (non ancora diventato Ron) e Nada con Pa’ diglielo a ma’, Dik Dik e Donatello (Io mi fermo qui), Antoine e Anna Identici (Taxi).

Risponde St. Vincent con Peppino Gagliardi (Settembre), appunto la barca da lasciare andare della Berti, i Nomadi (Un pugno di sabbia), Gipo Farassino ancora in versione italiana (Non devi piangere Maria che, in quell’anno farà il paio con Quando lei arriverà, dove il “lei” non è riferito ad una donna) e Piero Focaccia con Permette signora, un testo che sarebbe piaciuto a qualche attuale ministro per il suo “fuggisca con me”.

Ma senza arrivare in finale a St. Vincent si distingue anche un giovane esordiente, tale Claudio Baglioni con Una favola blu. È escluso in compagnia di Michele (Ho camminato) e dei Nuovi Angeli (Color cioccolata).

A proposito dei Nuovi Angeli, anche loro subiscono la concorrenza internazionale e il loro Uomo di Neanderthal vende molto meno di Neanderthal man degli Hot Legs.

I grandi nomi restano comunque una garanzia. Da Mina (Io e te da soli) a Morandi (Al bar si muore, Belinda, Occhi di ragazza), da Vandelli come solista (Era lei) all’Equipe 84 (Il sapone, la pistola, la chitarra e altre meraviglie).

Ranieri, che vincerà Canzonissima con Vent’anni, ha un sogno d’amore, Maurizio come l’Equipe ama i titoli kilometrici (24 ore spese bene con amore), Mal si preoccupa per Sole pioggia e vento, Nicola di Bari fa il Vagabondo ma Nada replica che è una Bugia.

Lauzi pensa a te (Mogol Battisti, e chi, se no?) ma per la Formula 3 è un Folle sentimento. In questa città, assicurano i Ricchi e Poveri, Noi ci amiamo completano I Protagonisti.

Tra Le braccia dell’amore di Ranieri, i Capelli biondi di Little Tony. Un profluvio di amore, Per te e Non andare via (Patty Pravo), Ieri sì (Aznavour), Viola (Celentano), Fiori bianchi per te (Jean François Michel), Mai come lei nessuna (Nomadi), Mary oh Mary (Lauzi), Il nostro amor segreto (Fred Bongusto).

Per chiudere con la Cronaca (Don Backy), Sylvie di Dalla e Storia di due innamorati per celebrare Al Bano e Romina. Nino Ferrer canta Viva la campagna e Marcel Amont Viva le donne, Vanoni rilancia Tenco di Vedrai vedrai.

C’è spazio, però, per brani più impegnati. Lei mi darà un bambino dei Camaleonti ha un finale tragico, come Una miniera dei News Trolls.

Ma il 70 è comunque un anno di testi davvero molto diversi da quelli delle canzonette.

Gli Aguaviva presentano Poetas Andalusos ma sono soprattutto De Andrè e Guccini a dominare la scena. Il Pescatore, Il testamento di Tito per il grande genovese; Primavera di Praga, Un altro giorno è andato, Vedi cara per l’emiliano.

Ci sono anche le vere canzoni di protesta, quelle che accompagneranno gli anni di piombo, a partire dalla Ballata del Pinelli.

Ma l’Italia, nel 70, si ferma per il calcio: Italia Germania 4 a 3 all’Atzeca mentre Jannacci canta Messico e nuvole.


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