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Arriva il 68 e non ho nulla da cantare. A scorrere le classifiche dei dischi più venduti in Italia in quell’anno, le classifiche di Sanremo, del Disco per l’estate e di Canzonissima si nota come non solo le proposte musicali ma anche i gusti del pubblico non fossero minimamente sfiorati da quello che stava accadendo.

La canzone più politica, e pure profetica, è scritta da Vito Pallavicini e Paolo Conte, si intitola Tripoli 69 ed è interpretata da Patty Pravo che si piazza al quinto posto a Canzonissima.

Un testo che oggi verrebbe censurato dai paladini del pensiero unico obbligatorio (un uomo senza battaglie non può sentirsi un uomo), che riprende il ritornello di Tripoli bel suol d’amore e che anticipa di pochi mesi il colpo di Stato di Gheddafi con appoggio italiano.

Ma il disco di maggior successo in Italia è sempre opera di Conte, Azzurro, portato al trionfo da Adriano Celentano. Davanti proprio a Patty Pravo e la sua Bambola ed a Jimmy Fontana impegnato con la Nostra Favola.

E se la rivoluzione non contagia la musica ed i testi, contagia gli interpreti. I complessi spopolano e c’è solo l’imbarazzo della scelta, dai Camaleonti (Applausi, L’ora dell’amore, Io per lei), all’Equipe 84 (Un angelo blu, Nel cuore nell’anima anche se è dell’anno precedente), dai Pooh (Piccola Katy, In silenzio) ai Giganti (Da bambino, interpretata anche da Massimo Ranieri) ai New Trolls (Signore io sono Irish, Visioni), dai Nomadi (Ho difeso il mio amore, cantata anche dai Profeti) alle Orme (Senti l’estate che torna).

I Ribelli ed i Rokes portano al successo due brani di Mogol e Battisti: Nel Sole nel vento nel sorriso e nel pianto i primi, Io vivrò i Rokes che lanciano anche Lascia l’ultimo ballo per me.

Ma l’immenso Lucio interpreta in prima persona Balla Linda e Prigioniero del mondo.

Quanto ai gruppi, non mancano ovviamente quelli stranieri. I Beatles sono a metà classifica con Hey Jude, subito prima di Giuliano e i Notturni con il Ballo di Simone e dietro la Casa Bianca di Marisa Sannia.

Staccata Lady Madonna, sempre dei Beatles. Più indietro i Rolling Stones con Sympathy for the devil, preceduti dai Bee Gees con Massachusetts.

C’è spazio anche per gli Aphrodite’s Child di Demis Roussos, allora considerato un gruppo sperimentale e d’avanguardia che in quell’anno presenta Rain and teare.

E Monja vende di più nell’interpretazione dei Comunicatives.

La pattuglia straniera nel 68 vede una forte ripresa francese, tra Dalida (L’ultimo valzer e Dan dan dan), Eric Charden (Le monde est grisù le monde est bleu), Claude François (Se torni tu), Sylvie Vartan (Come un ragazzo, Zum zum zum), Paul Mauriat (L’amour est bleu), Antoine che con Gianni Pettenati si piazza al quinto posto a Sanremo con la Tramontana.

Un festival vinto da Sergio Endrigo e Roberto Carlos con Canzone per te. Al secondo e terzo posto due brani di Don Backy, Casa Bianca (Sannia e Vanoni che raccontano la casetta distrutta dai bombardamenti americani) e Canzone (Celentano e Milva). Il rapporto tra il Molleggiato e Don Backy si rompe in quell’occasione, con Don Backy che accusa Adriano di aver posto il veto alla sua partecipazione.

Si piazza bene anche Fausto Leali con Deborah, insieme a Wilson Pickett, ma Leali avrà ancor più successo con Angeli negri, quando si poteva essere contro il razzismo usando termini italiani.

A Sanremo risponde St. Vincent con il Disco per l’Estate vinto da Riccardo Del Turco con Luglio, davanti ad Orietta Berti (Non illuderti mai) e Franco IV e Franco I con Ho scritto t’amo sulla sabbia.

E a fine anno, a Canzonissima, trionfa Morandi con Scende la pioggia e precede Claudio Villa (Povero cuore) e Al Bano (Mattino).

Caterina Caselli (Il Carnevale) è sesta preceduta da Tripoli 69.

Ma tutti questi cantanti avevano già scalato le classifiche con altri pezzi. Il volto della vita, L’Orologio e Insieme a te non ci sto più (Caselli), Il giocattolo e Chimera (Morandi), Il ragazzo che sorride (Al Bano), Se perdo te (Patty Pravo).

E gli altri? Tra gli stranieri Mal canta Bambolina e Betty blu, Sandie Show ricorda che Quelli eran giorni e Wess replica con I miei giorni felici.

Sul fronte italiano ci si ama sempre tanto, Un uomo piange solo per amore (Little Tony) mentre Leali chiude gli occhi e conta 6 e Maurizio aspetta cinque minuti e Ornella Vanoni si accontenterebbe di un’ora sola ma poi sa che Finisce qui.

Sergio Leonardi invoca lei affinché non si scordi di lui e Armando Savini si chiede perché lei lo ha fatto innamorare.

Mina vorrebbe che fosse amore, Dino e Wilma Goich sfoggiano i loro occhi e Anna Identici spiega cosa succede quando si innamora mentre Adamo affida una lacrima al vento con Mino Reitano che aveva un cuore che l’amava tanto ma poi è arrivata la chitarra e cento illusioni.

Ci sono, però, anche brani molto diversi, allegri. Bobby Solo si dedica alla granita di limone, Gaber arriva in Torpedo blu, Ugolino si lamenta per una bella giornata di disastri e Pilade (poi tornato ad essere Pilat come interprete delle canzoni triestine) porta un po’ di vino.

Enzo Jannacci si scatena, dopo aver visto un re, si dedica anche a Bobo Merenda ed a Giovanni telegrafista e poi guarda di nascosto l’effetto che fa: vengo anch’io? No, tu no.

Per Rita Pavone Pippo non lo sa mentre vola la farfalla impazzita di Dorelli e il moscerino balla il valzer con Cristina d’Avena o con i 44 gatti di Barbara Ferigo. Per fortuna a sistemare tutto provvede Georgie Fame con La ballata di Bonnie and Clyde.


Le opinioni dei lettori
  1. Bartolo   On   13 novembre 2018 at 9:32

    Conte e Battisti sugli scudi per un anno memorabile! Quante canzoni di cui ci ricordiamo ancora oggi anche a distanza di 50 anni!

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