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1988:

negli Stati Uniti, George H. W. Bush, già vicepresidente nei due mandati di Ronald Reagan, diventa il 41º Presidente; dopo 8 anni finisce la guerra tra Iran e Iraq; in Italia, Sergio Pininfarina viene eletto presidente di Confindustria e nasce il Salone del libro di Torino; a Los Angeles, il film L’ultimo imperatore diretto da Bernardo Bertolucci si aggiudica 9 Oscar, mentre a Monaco di Baviera, i Paesi Bassi sconfiggono l’Unione Sovietica vincendo il campionato d’Europa per nazioni; ecco la prima parte degli album che hanno segnato la storia della musica in questo anno:

New Jersey” dei Bon Jovi

Uno dei più grandi successi commerciali dei Bon Jovi è senz’altro “New Jersey”, il quarto album in studio della band americana, registrato in fretta e furia perché Jon e compagni avevano voglia di dimostrare le loro capacità; e le dimostrano sin dalla prima traccia dell’album, che si apre con una batteria lontana, che si fa sempre più vicina, il riff di chitarra di Sambora che richiama ritmi hard rock e la prima grande hit dell’album, “Lay Your Hands on Me”.

Subito segue “Bad Medicine”, primo singolo estratto dal disco, che gioca su ritmi alternanti e backing vocals di tutto rispetto; ma la band non è ancora soddisfatta, quindi ecco che arriva la terza hit consecutiva: “Born to Be My Baby” è la tipica hit anni ’80 che ha fatto cantare interi stadi e incantano milioni di ascoltatori.

Living In Sin”, altro singolo estratto dall’album, è un lento romantico, con la voce di Jon sensuale e la chitarra di Sambora che esegue un assolo eccezionale.

Seguono “Blood on Blood”, con ritmi allegri e incalzanti, e “Homebound Train”, l’hard rock più selvaggio, prima di lasciarsi andare ad un altro lento: è il turno di “Wild is the Wind”, con sound del vecchio west che lascia immaginare un cowboy impolverato in sella al suo cavallo in cerca di ristoro; la traccia successiva, “Ride Cowboy Ride”, rimanda ancora agli anni d’oro del selvaggio west.

L’ultima hit dell’album è “I’ll Be There for You”, una promessa d’amore che trasmette forza e decisione, seguita dall’hard rock di “99 in the Shade” e dal country di “Love for Sale” che chiude l’album: un album con un equilibrio perfetto, con cinque singoli da record, che consacra i Bon Jovi nell’olimpo degli dei dell’hard rock.

Nothing’s Shocking” dei Jane’s Addiction

In una scena dominata dall’hard rock e dal glam metal, esce “Nothing’s Shocking”, secondo album (primo in studio) dei Jane’s Addiction di Perry Farrell e Dave Navarro, che con le loro capacità riescono a miscelare dal metal alla psichedelia, dal funk alla new wave, dando vita, a quello che negli anni ’90 diventerà l’alternative rock.

Il giro di basso di “Up the Beach” apre il disco, seguito dalla chitarra di Navarro e dalla cantilena di Farrell; la seconda traccia è “Ocean Size”, hard rock duro con una venatura psichedelica e funk, e lo stesso vale per “Had a Dad” con gli assolo arroventati di Navarro e i vocalizzi nervosi e tormentati di Farrell.

Con “Ted, Just Admit It…” la band si avventura nella cronaca nera prendendo spunto dalle vicende del serial killer Ted Bundy, con un sound funkedelico che pian piano si trasforma per diventare quasi metal: sette minuti di pura sperimentazione musicale e crossover.

Standing in the Shower… Thinking” è hard rock allo stato puro con la batteria di Stephen Perkins a farla da padrone, seguito dalla chitarra di Dave Navarro.

Summertime Rolls” è un brano caratterizzato da una psichedelia sognante, mentre “Mountain Song” ha ritmo di base funk, ma è segnato dalla chitarra di Navarro sullo stile hendrixiano.

Si passa al funk puro con “Idiots Rule”, d’altronde c’è la presenza di Flea dei Red Hot Chili Peppers, dopodiché arriva l’hit dell’album: “Jane Says” è un brano estremamente rappresentativo che miscela un pathos degno di Lou Reed ad un folk acustico e che racconta di un’amica tossicodipendente da cui è tratto anche il nome della band.

Pigs in Zen” chiude l’album con la chitarra di Navarro a farla da padrone e con il groove del basso a completare il quadro: un album seminale per l’alternative rock degli anni ’90, segnato dal talento chitarristico di Navarro, dalla voce di Farrell e dal groove di Eric Avery, che con gli anni sono diventati i precursori di un movimento che sopravvive ormai da più di vent’anni.

I’m Your Man” di Leonard Cohen

L’utilizzo di moderne strutture musicali e del suono digitale sono alla base di “I’m Your Man”, ottavo album di Leonard Cohen, che ristabilisce il suo dominio nella scena musicale.

L’album si apre con il sound vagamente disco della malaugurante “First We Take Manhattan” e prosegue con il pop-jazz di “Ain’t No Cure for Love”, ma sempre con la profonda voce di Leonard, accompagnata dall’eco di alcune coriste.

La prima hit sfornata da questo album è “Everybody Knows”, in cui la voce di Leonard, più solenne e profonda del solito, scava nell’amore per distruggerlo, mentre in contrapposizione arriva la seconda hit e title-track dell’album: “I’m Your Man” vede ritmi tra il pop e il blues, in cui la voce di Leonard arriva a sussurrare carica di dolcezza all’orecchio dell’amata.

Take This Waltz” è un tributo al poeta Federico Garcìa Lorca, con la presenza di Jennifer Warnes, mentre in “Jazz Police” e “I Can’t Forget” il suono torna ad essere un vago ricordo della musica disco, con tutte le influenze coheniane del caso.

In chiusura di disco si trova “Tower of Song”, brano che dimostra come in questo album Leonard abbia preso definitivamente sicurezza e coscienza nell’uso della sua voce e nel suo ruolo di cantante.

Surfer Rosa” dei Pixies

Il primo album dei Pixies, “Surfer Rosa”, è stato prodotto da Steve Albini, uno dei guru della scena alternativa americana, che con tecniche anticonvenzionali e sperimentali, ha cercato soluzioni per tirare fuori un prodotto il più realistico possibile.

Apre il disco “Bone Machine”, ed immediatamente si capisce da chi abbiano preso band come Nirvana e Smashing Pumpkins; la voce di Black Francis sembra arrivare da lontano, talvolta accompagnata da quella della bassista Kim Deal, come nella seconda traccia, “Break My Body”.

Si prosegue con “Something Against You” dall’iniziale ritmo divertente, ma che sfocia immediatamente in un rock-ska duro e aggressivo con distorsioni di chitarra e voce (fatta passare attraverso un amplificatore).

Dopo la rapidissima e punkeggiante “Broken Face”, si giunge al singolo dell’album: “Gigantic” è una ballata solenne cantata da Kim Deal, con gli strumenti suonati in un bagno per ottenere effetti più reali; lo stesso vale per la super hit “Where Is My Mind?”, una melodia acida con un testo surreale che la renderanno il cavallo di battaglia della band.

Ritorna la foga con “Cactus” e “Tony’s Theme”, si passa anche al demenziale con “Oh My Golly”.

Vamos” risulta come una lunga conversazione fra Black Francis e Kim Deal, con la chitarra di Joey Santiago a spezzare il ritmo e a dare quel tocco misto di acid e prog rock.

Con “I’m Amazed” ci avviciniamo al finale infuocato di “Brick is Red” dal suono molto hendrixiano, ma sempre con le voci acide di Black Francis e Kim Deal.

Surfer Rosa” è un disco che conia un nuovo linguaggio del rock, in costante oscillazione tra il power-pop e l’hardcore, che diventa una miniera di idee per le band che seguiranno negli anni ’90.


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