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No, non è un acquerello. Qui non ci sono acquerelli.

Bruno Molinaro sorride soddisfatto di fronte al visitatore che sbaglia la tecnica utilizzata per uno degli innumerevoli quadri che ricoprono ogni angolo del suo laboratorio.

Soddisfatto perché – spiega – conquistare la trasparenza dell’acquerello utilizzando i colori a tempera ha richiesto anni di impegno e di ricerca approfondita.

E la trasparenza è la costante anche nei quadri ad olio, realizzati con la spatola, una tecnica appresa alla Scuola di restauro di Firenze.

Una lunga carriera costellata da successi, apprezzamenti, riconoscimenti.

Probabilmente non immaginava tutto questo quando, da bambino, frequentava la scuola del suo paese, Ragogna, in provincia di Udine. E neppure quando si era diplomato all’istituto tecnico di Gemona prima di trasferirsi a Torino, assunto in Fiat come meccanico prima di diventare disegnatore tecnico.

Ma la luce, il bello, i colori che aveva nell’anima non erano quelli della fabbrica di auto. E quando finiva il turno in azienda andava ad imparare l’arte della pittura, con grandi maestri come Casorati.

Erano i quadri delle sue montagne friulane, rese con pochi colori. Una caratteristica che non lo ha mai abbandonato anche quando, a seguito di una crisi mistica, si ritirò in convento. Ne uscì rafforzato nell’animo e nella tecnica, con un bagaglio di pitture sacre realizzate durante il suo ritiro. Per poi tornare alla luce, ai colori che divampavano.

Ha viaggiato molto, Molinaro, riportando nei suoi quadri gli scorci di un bosco nordico, di un campo di lavanda francese, di prati di colza in Germania, di paesaggi scozzesi. Monti, marine, Italia e mondo.

Opere di leggerezza assoluta, quasi privi di spessore fisico ma di grande intensità emotiva. Con esplosioni di colori oppure con paesaggi resi con 2 o 3 colori soltanto, giocando sulla luce, sulle sfumature. Senza mai ricorrere al nero, neppure quando deve rendere il massimo dello scuro.

Il suo atelier torinese è una panoramica del mondo, tra cavalli al galoppo, scorci di Nizza, boschi di betulle, montagne innevate, immagini di Sardegna e Sicilia.

Un mondo che appare nella luce diversa dello scorrere delle stagioni, tutte affascinanti nell’opera di Molinaro. Tempeste spaventose e dolci ruscelli che si fanno strada tra rive colme di neve o di erba riposante.

Viaggia, Molinaro, e si ferma per un rapido schizzo su fogli improvvisati se qualcosa lo colpisce in modo particolare, se lo emoziona. E poi passa dallo schizzo al quadro con una velocità impressionante, obbligato dalla sua tecnica che non può permettere al colore di asciugarsi. Così nel momento stesso in cui inizia a lavorare, il pittore ha già perfettamente in mente il quadro finito. Sa quanti piani ci saranno, “vede” l’opera terminata.

Anche adesso, con 83 anni sulle spalle, Molinaro continua a creare. Ed il suo laboratorio merita una visita, tra quadri, cappelli alpini, una bicicletta ed una valigia.


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