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Antonio Manzini, sfortunatamente, non scrive saggi bensì romanzi gialli.

Che, spesso, vengono superati dalla realtà ma la conclusione che immagina per il Casino di St. Vincent nel suo ultimo libro, “Rien ne va plus” (Sellerio, 14 euro per 310 pagine come sempre avvincenti), si scontra purtroppo con una giustizia molto imperfetta.

Quasi una storia a puntate, questa vicenda del vicequestore Schiavone che, nel romanzo precedente (Fate il vostro gioco) arrivava ad arrestare l’assassino ma con la convinzione di essersi perso qualcosa. Il “qualcosa” che emerge in questa seconda puntata incentrata sulla casa da gioco valdostana.

E anche in questo caso, come nel precedente, Manzini offre al lettore la possibilità di sentire un “odore”, come lo definisce Schiavone, che il vicequestore non percepisce subito.

Una geniale intuizione di scrittura poiché rende il lettore più partecipe, a patto che sia attento, e lo coinvolge direttamente nell’indagine per verificare se l’odore era quello giusto.

Intorno a Schiavone sfilano i consueti personaggi di Aosta e di Roma, con vicende che si intrecciano, si ingarbugliano, sembrano risolversi ma forse si complicano ed accrescono l’attesa per il prossimo capitolo della saga del vicequestore.

Alle prese con ricordi, rimpianti, nuovi sentimenti quasi paterni. Mentre, sul fronte meno intimo, si affacciano con prepotenza le intromissioni dei servizi segreti, i dubbi non risolti, le incertezze dei suoi uomini ad Aosta che acquisiscono una maggiore presenza nel racconto.

Sullo sfondo la politica valdostana, non proprio un fulgido esempio di correttezza e sobrietà. Manzini la stronca con una ferocia che sfocia nel disprezzo e questo può sorprendere non poco chi la Vallée la conosce per il poco che compare sui giornali o in tv. Ma che non sorprende affatto chi prova ad approfondire la realtà della più piccola regione italiana.

Dopo due uscite molto ravvicinate dei racconti sul Casino, ora gli appassionati temono di dover aspettare a lungo per scoprire il seguito delle vicende di Schiavone. Nel frattempo, però, la Sellerio potrebbe approfittarne per individuare un correttore di bozze che conosca il francese o almeno le poche frasi di routine legate alla roulette.


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