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Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e di perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.

Questa terza opzione è perfettamente valida all’attuale stato psico-culturale dell’area cattocomunista, da cui una sicura conseguenza oltre a quelle indicate da Sun Zu: in una guerra di cervelli la sinistra parte disarmata.

Da dove nasce questo lapidario giudizio?

Dalla lettura di un libercolo del quale non cito né l’autore né il titolo, comperato solo per lavoro, ma da evitare in qualsiasi forma pubblicitaria: ogni acquisto sarebbe una forma di complicità.

Il retro di copertina parla di “un’analisi approfondita di testi e documenti” confermando che, se il risultato è quello che è scritto, il fenomeno scrivente – scrittore mi pareva una parola grossa – o è in malafede (Saviano insegna) o non ha capito nulla (e Saviano ritorna ad insegnare). Non è esclusa la combinazione di entrambe le ipotesi.

Emerge una supponenza che va oltre il fastidio per risultare ridicola: i giovani di destra – termine che non condivido ma uso in quanto speculare al suo linguaggio – parlerebbero un italiano approssimativo e scadente; Adriano Scianca non si stancherebbe di tradurre testi di dubbia consistenza, come quelli di Renaud Camus, De Benoist, Guillaume Faye; Evola sarebbe ambiguo e farraginoso; i militanti ignoranti e confusi; tutti apparterrebbero alla ricca borghesia ed altre amene idiozie.

Sempre con uguale boria sibila qualche sfottò a Diego Fusaro, definito il filosofo rosso-bruno, definisce “una pagina putrida” il riconoscimento di Luciano Violante dei combattenti della RSI, per passare alla denuncia di razzismo per la difesa dell’identità nazionale e a illazioni molto più gravi, come quella di collegamenti con organizzazioni criminali.

Naturalmente non poteva mancare il sempre attivo piagnisteo. Quello legato alla presenza provocatoria di questi giovani contro l’Anpi, specificamente contro Fiano, e soprattutto al fenomeno dell’antifascismo riconosciuto come museale, fatiscente e molto spesso controproducente, ma da attivare e rendere più coinvolgente.

Insomma, l’esilarante autore lancia l’allarme del pericolo nero e si meraviglia dello sfacelo rosso.

A questo punto torniamo a Sun Zu. In psicoterapia, uno dei princìpi fondamentale del percorso del cambiamento è di individuare, anche di fronte alla situazione più disastrosa, quale percentuale di responsabilità la persona si assume nell’aver partecipato a ciò che denuncia e che lo affligge. Per cambiare e migliorare è indispensabile partire sempre da se stessi e solo poi, a tempo debito, passare a considerare gli altri e il contesto di appartenenza.

Lui, l’autore, e l’ambiente che rappresenta, persistono invece nell’avvalorare la propria superiorità e rilanciare il becerume, la pochezza e la carognaggine degli avversari, tranne che alla fine di questa pseudo inchiesta, ma con una modalità che supera l’imbecillità per scadere nel grottesco.

Ammette che i sinistri non hanno lasciato nulla, mentre “i fascisti elaboravano testi e idee che oggi sono egemoniche” e vincenti, ma l’errore dei compagni è stato quello di perseguire temi di destra come la “sicurezza che non è una parola di sinistra” e poi “paternalismo, decoro, innovazione, meritocrazia, competizione”.

Insomma, secondo la sua stravagante conclusione, i contenuti politici vincenti della destra sarebbero diventati perdenti una volta assunti dalla sinistra. Una contorsione concettuale semplicemente tragicomica.

Per cui, cinicamente, un solo augurio e un sincero auspicio: Buona eutanasia compagni, e che il masochismo sia con voi.


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