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Il 15 marzo del 1937 moriva a Providence, città dove era nato nel 1890, Howard Phillips Lovecraft, da molti considerato il maggiore scrittore del genere horror insieme a Edgar Alla Poe.

Cominciò a scrivere strani racconti fin da bambino. Nato e vissuto povero si guadagnava da vivere revisionando testi altrui per alcune riviste e case editrici. Dai suoi racconti e dai suoi romanzi ricavò sempre pochissimo denaro, anche perché le sue opere ritenute “stranianti”, furono riscoperte solo dopo la sua morte.

E in effetti le sue storie erano intrise di nozioni scientifiche, che gli derivavano dagli studi precocemente interrotti, profondo ateismo e dalla sua fantasia minata da frequenti esaurimenti nervosi che i suoi biografi (tra i quali vale la pena di ricordare – e magari di leggere – Michel Houellebecq) attribuiscono all’atteggiamento iperprotettivo della madre e delle zie con le quali trascorse buona parte della sua vita.

Nonostante ciò Lovecraft scrisse romanzi e racconti meravigliosi e agghiaccianti, terribili e in alcuni casi profetici, in seguito ripresi dal cinema, dai fumetti e persino dai videogiochi.

Il più famoso è certamente il Ciclo di Cthulhu, anche noto come Miti di Cthulhu (Cthulhu Mythos), un insieme di racconti che August Derleth, dopo la morte di Lovecraft, tentò di sistematizzare, mettendo insieme i testi che si riferivano alle divinità blasfeme e alle creature cosmiche presenti nella letteratura del Solitario di Providence.

In particolare il racconto Il Richiamo di Cthulhu così inizia:
Penso che il dono più caritatevole mai fatto all’uomo sia l’incapacità della sua mente di mettere in relazione tutti i propri contenuti. Viviamo su un’isola di placida ignoranza circondati dal nero oceano dell’infinito, e non era scritto che dovessimo avventurarci lontano. Fino a oggi le scienze, proseguendo ciascuna nella propria direzione, ci hanno arrecato poco danno, ma un giorno o l’altro la combinazione dei vari elementi di questa conoscenza dissociata ci aprirà prospettive talmente terrificanti della realtà e della nostra posizione spaventosa rispetto a essa che impazziremo, o fuggiremo da quella luce mortale per rifugiarci nella pace e nella tranquillità di una nuova epoca buia”.

Non sembra anche a voi che queste poche righe scritte pressappoco novant’anni fa si addicano alla perfezione ai terribili momenti che stiamo vivendo in questi giorni?


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