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Chi scrive non può certo definirsi giornalista per il semplice fatto che non lo è. Personalmente verrebbe anche da dire”purtroppo”. Ma quello è un fatto personale che nulla ha a che vedere con quanto si vuole significare in queste righe.

Come non solo molti bensì tutti avranno avuto modo di leggere, sentire e/o vedere è in corso una gara all’insulto più greve nei confronti della stampa italiana assolutamente senza precedenti.

Ciò, sia consentito, è né giustificabile né comprensibile. Bensì il nulla più assoluto.

Anche trovandosi dalla parte della ragione in modo ipoteticamente inequivocabile, ricorrendo a certi frasari – ovviamente infarciti delle consuete quanto irrimediabili lacune sintattico/ortografiche – da la più grezza osteria, è un batter d’ali ritrovarsi esattamente nella posizione opposta. Quella del torto marcio.

E l’Ordine dei Giornalisti, cui non ci si può certo accusare di difendere gli interessi “corporativi” (quale offesa…) non potrebbe far di meno se non scendere in piazza vibratamente protestando.

La stampa è schierata, da una parte o dall’altra? Bella scoperta. Risulterebbe che così sia sempre stato. Un tempo a senso unico, oggi forse un po’ meno. Ma tant’è.

E allora? Certo. Sotto certi aspetti – molti – ciò dà fastidio. Anche in vista e considerazione del fatto che la maggior parte dei fruitori di notizie è tendenzialmente e perlomeno distratta.

Esempio: se un quotidiano viene velocemente sfogliato al bar tra cappuccio e brioche, la tendenza sarà sempre quella di limitarsi a leggere titolo e occhiello, tralasciando l’articolo sottostante. Che, talvolta, se non proprio smentisce, corregge pesantemente quanto lanciato nei primi, spessi caratteri.

Per essere poi ancora più precisi, è innegabile l’esistenza di uno pseudo giornalismo spazzatura specialmente televisivo e amenità simili.

Ma è altrettanto vero che esistono anche ottimi professionisti, sia che si tratti dell’umile cronista oppure della grande firma, in grado di svolgere più che rispettabilmente il proprio lavoro. Posizionamento politico a parte, beninteso. Anche perché chi scrive eviterebbe molto volentieri di entrare nel merito. Ritenendo innanzitutto di non averne la benchè minima voglia. Ed in secondo luogo, con ogni probabilità, nemmeno titolo.

Comunque e per finire, non tutti gli operatori della stampa italiana svolgono il mestiere più vecchio del mondo oppure si nutrono di carogne. Anzi permettono comunque anche alle più intransigenti formazioni politiche, pur se in netta contrapposizione, di avere parecchia visibilità. Sicuramente maggiore rispetto a quella recuperabile tramite il tanto strombazzato “web” oppure nelle piazze. Dove le tante persone vanno, più che altro, per assistere allo spettacolo di un comico. E non ad un comizio.


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