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In tempi di autoquarantena l’inazione porta con sé non soltanto la noia ma più ancora quella banalità fatta di social, fiction televisive, passeggiate sul balcone e altre alienazioni.
Meglio dunque concedersi qualche buona lettura.

E se le case editrici hanno deciso di rimandare l’uscita delle novità, niente paura: in Italia – e nel mondo – sono talmente tante le pubblicazioni, spesso del tutto inutili, che non si riesce proprio a capire come mai si debbano sempre rincorrere le nuove uscite.

Già Macchiavelli, all’inizio del Cinquecento, si rammaricava dell’impossibilità di leggere tutto quanto avrebbe voluto: gliene mancava il tempo. Ed era l’epoca degli incunaboli, i primi libri a stampa che comunque circolavano in pochissimi esemplari e, a volerli acquistare, richiedevano l’esborso di cifre enormi. Figurarsi adesso che, almeno qui da noi, ogni anno si stampano decine di migliaia di libri nuovi, a fronte di un pubblico di lettori abituali che non supera 5% della popolazione. Senza contare i volumi che sono stati stampati negli anni precedenti e che spesso languono sui nostri scaffali in attesa di essere ripresi in mano.

Anche l’editoria è un’industria e ha bisogno di produrre e di compratori. Ma non si può negare che il consumatore/lettore sia un acquirente un po’ particolare. Non tutti sono degli accumulatori compulsivi di volumi. Già chi riesce a leggere una trentina di romanzi all’anno può essere considerato un divoratore di pagine fuori dal comune. Diverso è il discorso che riguarda la saggistica. Per fortuna la maggior parte degli autori espongono in modo del tutto esauriente la loro tesi nelle prime cinquanta pagine. Il resto è chiosa. Capito questo il lettore compulsivo può evitare di sciropparsi centinaia di pagine che non fanno altro – il più delle volte – che ribadire i concetti iniziali.

Però ci sono sempre i classici, quelli che “li leggerò quando avrò tempo, in vacanza, o quando sarò in pensione”. Peccato che, nella maggior parte dei casi, la nostra copia della Recherche o dei Racconti di Canterbury (sostituite voi a questi due titoli quelli che più vi stimolano la fantasia!) restino là, sul ripiano della libreria, magari in bella evidenza – perché quel titolo meritava un’edizione di pregio – ma dimenticata. Malinconicamente intonsa e impolverata.

Ma adesso un po’ di tempo c’è. Tanto il contributo che noi possiamo dare per risolvere questa crisi è davvero minimo. E allora tanto vale andare a scoprire in prima persona per quale motivo quel romanzo è considerato da tutti un classico. Chissà che non ne resteremo piacevolmente sorpresi.


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