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Paolo Tiramani, parlamentare leghista, non ama Carlo Freccero. E non perde occasione per rimarcare lo scarso successo del palinsesto predisposto da Freccero per Rai 2.

In compenso il deputato della Lega riesce ad entusiasmarsi per il Tg3 da quando la direzione è stata affidata a Giuseppina Paterniti che, per Tiramani, rappresenta la quintessenza dell’obiettività giornalistica super partes.

A leggere i commenti sui social del popolo leghista sembrerebbe che tutto questo cambiamento al Tg3 in direzione dell’obiettività non sia stato percepito dalla base. Proprio per nulla. Chissà, anche se Tiramani si occupa di vigilanza Rai, magari riesce ad entusiasmarsi persino per il ruolo super partes del TgPd5, un telegiornale dove il sultano di Arcore non viene mai intervistato, dove ogni grugnito di Renzi non viene presentato come sublime poesia, dove Calenda non viene trasformato da rospo in Grande Economista.

Chissà se il vigilante leghista ha gettato un occhio anche su Rai 1, a quel programma ormai ripetitivo che è il Collegio. Chissà se ha avuto modo di ascoltare le lezioni di storia propinate ai finti studenti in cerca di visibilità mediatica. Una faziosità assoluta e pure stupida, accompagnata da nozioni che nel ‘68 (questo è l’anno in cui sono stati condotti i ragazzi) sarebbero sembrate banali in prima elementare.

Su questo Tiramani non ha nulla da dire? Nessuno gli ha spiegato che la scuola di Bussetti, Fedeli, Gelmini e Moratti non ha nulla da spartire con i livelli di istruzione del 1968? Lui, evidentemente, preferisce inveire contro Freccero: è sicuramente più facile.


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