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Appena uscito (alla fine dello scorso mese di gennaio) il secondo volume de L’Assassinio del Commendatore di Murakami Haruchi è immediatamente schizzato in testa alle classifiche di vendita dei libri pubblicati in Italia.

Un successo previsto – anche da noi – considerato il gran numero di lettori che lo scrittore giapponese, fresco settantenne, può contare nel nostro paese, nonché in tutto il mondo.

Un successo basato più sul passaparola che sul sostegno pubblicitario: neppure i critici nostrani hanno mai dedicato a Murakami grandi spazi sulle pagine specialistiche. E qualche volta si sono anche dimostrati infastiditi dalle sue escursioni nel campo del fantastico puro, innestato su strutture narrative realistiche al limite del banale.

Ma chissà se i lettori di questo “Libro Secondo – Metafore che si trasformano” (Einaudi, €20,00) si sono resi conto di trovarsi tra le mani un autentico testo alchemico? Non se ne sono resi conto di certo i pochi e superficiali recensori e neppure i curatori dell’edizione italiana.

Forse l’avrà capito l’eccellente traduttrice Antonietta Pastore: ma questa è soltanto una supposizione.

La nostra impressione è invece quella che nella storia emergano elementi propri della più profonda tradizione ermetica. Non si spiegherebbero altrimenti non soltanto le allusioni presenti nel primo volume, ma soprattutto gli espliciti gesti che il protagonista è costretto a compiere in questa seconda parte della storia.

In altre parole, quella che sembrava una storia tutta giocata sulle relazioni del protagonista in un ristretto spazio situato in mezzo alle montagne, si trasforma in un viaggio iniziatico in un mondo sotterraneo, nel tentativo di salvare una ragazzina di tredici anni che si è perduta. Altre donne aiuteranno il protagonista a venire a capo della sua avventura: donne che prendono le sembianze della donna Anna del Don Giovanni mozartiano o della sorellina morta giovanissima.

Senza il loro aiuto il protagonista non potrebbe completare la sua “Opera al Nero”, la “nigredo” necessaria alla salvezza sua e della fanciulla che si è perduta. Inoltre quasi tutti i personaggi principali del romanzo hanno un’esperienza di “morte e resurrezione”. Senza contare che le “metafore”, di cui si parla nel testo, prendono forma, si fanno carne, il che ci fa supporre che, più che di metafore, si tratti di simboli.

Della storia non vogliamo dire altro per non privarvi del piacere della scoperta.

Tuttavia consigliamo, nel leggere questo libro, di ricordare la decrittazione dell’acrostico alchemico V.I.T.R.I.O.L.:

Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem.

Una Pietra Nascosta che, nel romanzo, si incarna nella Donna Archetipica, la Sposa.

Buona ricerca!


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