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Come nei classici lapidari museali, in cui vengono conservati frammenti di opere antiche con cui si può ricostruire la storia, anche le opere dell’artista Gustavo Aceves, in mostra a Forte dei Marmi, rispecchiano la tipologia del frammento, attraverso cui ognuno può recuperare le radici della propria storia.

Nel mondo latino “Lapidarium” si riferiva a tutto ciò che riguardasse iscrizioni e lapidi, incisioni di pietre dure e preziose.

Lapidarium- Frammenti” è il titolo dell’esposizione dell’artista messicano Gustavo Aceves, allestita fino al 30 settembre prossimo.

La mostra, pensata appositamente per Forte dei Marmi, è articolata in dieci sculture monumentali, che fanno parte di un progetto itinerante di carattere internazionale, cui Aceves ha iniziato a dedicarsi dal 2011.

Le sculture sono disposte lungo via Carducci e in piazza Garibaldi, all’ombra del Fortino.

Il progetto è stato curato da Enrico Mattei ed ha ricevuto il sostegno dell’ Ambasciata messicana in Italia.

Aceves, nativo di Città del Messico nel 1957, è un artista dalla formazione autodidatta, che ha ben presto acquistato fama in America Latina. I suoi dipinti ricordano, per le loro grandi dimensioni, i murali messicani, ma attingono, per l’attenzione che riservano alla figura umana, dalle tradizioni pittoriche occidentali.

Lapidarium” vuole essere un “work in progress” di Aceves, in cui ogni nuova installazione viene ad arricchire la collezione dell’artista, che sarà completata in occasione dell’ultimo evento espositivo, comprendente, in totale, cento sculture.

Le opere dell’artista messicano evocano un frammento della storia umana. I cavalli esposti a Forte dei Marmi sono scolpiti in ferro, bronzo e marmo ed hanno richiesto per la loro realizzazione anni di duro lavoro, accanto a maestranze locali.


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