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L’alternativa all’Europa è l’Europa. Gabriele Adinolfi, già leader di Terza Posizione ed ora alla guida del centro studi Polaris nonché di altre iniziative di carattere internazionale, non è mai stato noto per posizioni accomodanti.

E con il suo ultimo libro, “Il mito dell’Europa” (edito da Soccorso sociale, 18 euro per 255 pagine), sicuramente non conquisterà nuovi amici tra le fila di quelle che definisce come “destre terminali”.

Una posizione spiazzante, la sua, soprattutto per chi nei giornali di servizio è abituato ad inventarsi posizioni di comodo per le estreme destre, come se si trattasse di una sola realtà.

Dunque Adinolfi va contro l’immagine stereotipata di un ambiente ipernazionalista ed anti europeista.

Europa sì, per Adinolfi, ma ovviamente rivoluzionata rispetto alla attuale fogna di Bruxelles. L’autore recupera i miti delle Termopili, dell’antica Roma. Nulla a che spartire con Grecia e Italia attuali, ça va sans dire.

La sua è un’Europa forte, indipendente, economicamente al primo posto che si confronta con il mondo grazie alla valorizzazione delle competenze e che dispone di una potenza militare seconda solo a quella statunitense.

È evidente che il mito prevale sulla realtà, ma non si può incidere sulla realtà se ci si limita ad accettarla, se non si hanno grandi sogni ed obiettivi ambiziosi.

Tra l’altro anche i numeri, a volte, non corrispondono alla realtà. Come quando Adinolfi riporta un intervento di Marco Malaguti sulla forza militare europea. Se in genere il tutto è superiore alla somma delle sue parti, in questo caso avviene il contrario. Perché è difficile sommare, all’interno di un ipotetico esercito europeo, tutta la forza militare francese considerando che sia Micron sia Sarkozy l’hanno utilizzata per far guerra all’Italia in nome degli interessi di Total e delle imprese transalpine.

Adinolfi punta ad un’Europa imperiale, che riprenda l’asse romano germanico e che, nella situazione attuale, non può che avere una guida tedesca. Perché la Germania è l’unico Paese europeo con la forza di confrontarsi sulla scena mondiale.

Peccato abbia la forza ma non la visione. Perché non si può guidare l’Europa quando, per tutelare Deutsche Bank e gli interessi degli speculatori tedeschi, si attua una guerra economica durissima contro la Grecia ed ora la si minaccia contro l’Italia.

Lo stesso Adinolfi, peraltro, riconosce che l’avidità tedesca rappresenta un grande ostacolo. Come la furbizia cialtronesca italiana, il rancore francese, la pochezza spagnola. Il vero problema, per una nuova Europa, è l’assoluta inadeguatezza di una classe dirigente meno che mediocre, arrogante, ignorante, vigliacca.

Per questo Adinolfi punta sulla creazione di un uomo nuovo europeo, che recuperi gli antichi valori che sono poi gli unici valori. Hombre vertical, europeo. Senza alcuna xenofobia perché – spiega l’autore – i veri razzisti sono coloro che offrono sentenze più miti e corsie preferenziali per trovare un lavoro agli stranieri, considerandoli evidentemente come esseri inferiori non in grado di rispettare le leggi e di lavorare senza tutori.

Sicuramente un libro che non piacerà a chi si è rassegnato al ruolo di suddito ma che potrebbe essere utile ai giornalisti di servizio per superare i propri stereotipi sulle posizioni delle destre.


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