fbpx


Approda, dal 12 al 24 marzo prossimo, al teatro Regio di Torino l’opera di Ferdinando Paer “Agnese”, in prima rappresentazione in epoca moderna.

Dramma semiserio su libretto di Luigi Buonavoglia, andò in scena per la prima volta il 20 ottobre 1809 nella città natale del compositore, Ponte d’Attaro, nel Parmense, al teatro di Villa Scotti.

E fu proprio il conte Scotti a commissionarla per inaugurare il teatro privato di un suo palazzo. L’opera semiseria, di grande equilibrio stilistico, esempio ancora di classicismo, anche se già anticipatore di un clima tipicamente rossiniano, riscosse molto successo e fu rappresentata in molte altre città italiane ed europee, quali Napoli, Venezia, Vienna, Dresda, Londra, Parigi e al teatro La Scala di Milano.

Esistono due versioni dell’Agnese, come confermano le ricerche musicologiche, quella oroginale del 1809 per Parma e quella rielaborata dall’autore nel 1819 per il Thaetre Italien parigino, di cui Paer fu direttore. L’azione si svolge quasi interamente all’interno di un manicomio in cui è rinchiuso il protagonista Uberto, impazzito dopo l’abbandono da parte della figlia Agnese, fuggita con l’amante Ernesto.

Molto intense le scene di follia, ispirate alla Nina di Paisiello, capaci di anticipare di un ventennio quelle più celebri contenute nel Pirata, nei Puritani e nella Lucia di Lammermoor. L’Agnese appassionò molto critici e compositori contemporanei a Paer, tra cui Berlioz, Chopin e Castil- Blaze. Molto duro fu, invece, il giudizio espresso sull’opera dallo scrittore Stendhal, che dichiarò il suo orrore per “Agnese”, che metteva in scena in modo troppo crudo e realistico la condizione della pazzia umana.

La musica risulta, tuttavia, di effetto, capace di esprimere, attraverso toni semiseri da pantomima, il turbamento della malattia mentale. Di grande suggestione i monologhi e la follia di Uberto. La tavolozza tonale che viene impiegata è piuttosto ampia. Vengono sfruttate le tonalità minori, utilizzate per la scena corale del temporale iniziale “Agnese misera” ( in re minore), del melanconico cantabile “Agnese io ti perderei“, della cavatina di Uberto (in la minore) e della mesta romanza di Uberto in sol minore “Come la nebbia al vento“.

Dirige l’Orchestra ed il Coro del Teatro Regio il maestro Diego Fasoli, la regia della nuova produzione è affidata a Leo Muscato. Firma le scene Federica Parolini, i costumi sono di Silvia Aymonino, le luci di Alessandro Verazzi.

Protagonista, nel ruolo di Agnese, il soprano spagnolo Maria Rey-Joly, Uberto è interpretato dal baritono Markus Werba ed Ernesto dal tenore Edgardo Rocha.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST