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Il curatore di Tuttolibri, Bruno Ventavoli, ha pensato di affidare a Nicola Lagioia, direttore dal 2017 del Salone Internazionale del Libro di Torino, l’onore di intervistare Roberto Calasso in occasione dell’uscita per la casa editrice Adelphi, di cui è direttore editoriale nonché proprietario, del libro “Come ordinare una biblioteca” (pp. 127, €14).

L’occasione deve essere sembrata ghiotta allo scrittore barese, dal momento che Calasso è noto per essere un personaggio schivo e poco incline a concedersi al mondo dello schowbiz.

L’impressione che si ricava dalla lettura del resoconto della chiacchierata, è quella di un nano che si confronta con un gigante. E il nano non è certamente Calasso. Peccato che il nano non abbia avuto l’umiltà di salire sulle spalle del gigante – come suggerivano saggiamente Bernardo di Chartres, e molti altri dopo di lui – ma, certo della sua autostima (per non dire presunzione), si sia voluto confrontare alla pari con l’autore di “Le nozze di Cadmo e Armonia” nonché con la sua immensa cultura.

Il risultato rasenta la più squisita, per quanto involontaria, comicità.
Intanto anche il lettore più disattento si sarà accorto che le domande sono molto più lunghe delle risposte. Un fatto perlomeno singolare e inconsueto.

Lagioia cerca di tirare Calasso per la giacchetta, e di portarlo a dire cose che non lo interessano. Come quando lo “liscia” affermando che “i lettori di sinistra hanno una venerazione per i suoi libri e per Adelphi in generale”. Affermazione che il direttore si lascia scivolare addosso affermando – forse in modo infastidito – “Se qualcuno avverte un brivido di eresia leggendo un libro Adelphi, è il benvenuto. Vorrà dire che qualcosa si muove nella sua testa”.

Un fastidio che si avverte fin dall’inizio quando l’intervistatore chiede: “La regola secondo cui nella biblioteca ideale quando si cerca un libro ci si imbatte in quello che gli sta accanto, argina la pretesa di catalogare tutto. […] Non crede che anche per il computer più potente l’idea di far coincidere la mappa con il territorio sia destinata a fallire?

La risposta è disarmante: “Catalogare tutto è impresa vana. Quanto al territorio, meglio lasciarlo in pace, senza mappe obbligate”. E ancora. Domanda: “Da dove vengono i lettori forti?”. Risposta: “Non saprei dire da dove vengono i nostri cosiddetti lettori forti. Ma ho sempre potuto constatare che esistono”.

Di più. Lagioia, che crede di saperla lunga, afferma “Adelphi si sta gettando alle spalle il Novecento”. Risposta: “Non so bene che cosa significherebbe “gettarsi alle spalle il Novecento” e non mi sembra fattibile, oltre che non augurabile. Non mi sembra che il secolo successivo abbia offerto finora qualcosa di meglio”.
Che si riferisse ai “tre libricini tre” di Lagioia?


Reader's opinions
  1. Cosimo   On   2 Luglio 2020 at 15:15

    “Adelphi si sta gettando alle spalle il Novecento”. Ma dove? Ma quando? Gli ultimi pubblicati sono Simenon e Maughamn, prima ancora Bunin, Rilke, Severino e Bernhard. Adelphi pubblica ancora esclusivamente libri del novecento. Dove vive Lagioia? Di cosa parla? Ha mai letto un libro oltre ai suoi?

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