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L’unica ragione per la quale sarei voluta nascere uomo è la possibilità di far parte di un coro maschile, perché è la voce profonda della terra, ha il sapore della storia collettiva, di quella personale delle serate di infanzia in famiglia ed evoca in me il ricordo degli Alpini e quindi di mio padre.

E’ inevitabile raggiungere col pensiero i cori maschili che amo: a parte i Crodaioli di Bepi de Marzi, il Coro della Brigata Tridentina in congedo di cui sono una fan fedele, il Coro Tre Pini della mia città, Padova, diretto dallo storico Gianni Malatesta, che pur essendo classe ’26, ancora in qualche occasione lo si può apprezzare nella direzione, il Coro della Sat e il Coro Genzianella del Trentino.

Pensiamo ad esempio al capolavoro “Signore delle Cime”di Bepi De Marzi. Chi non lo conosce. Immenso. Parla un linguaggio universale. Di un Paradiso che tutti vorremmo trovare oltre la vita.

Ma la sua bellezza la realizza soprattutto l’esecuzione del coro e quindi, in ultima analisi, la polifonia. In questo canto, come nel vasto repertorio corale esistente, è il molteplice che fondendosi produce lo straordinario.

Le varie voci inseguono un proprio disegno melodico e pertanto inizialmente richiedono una preparazione distinta. Arriva il momento in cui queste voci, sapientemente guidate dal Maestro del coro, si uniscono e si intersecano tra loro, in un effetto interiore ed esteriore che trascende la somma delle stesse.

Facendo io stessa parte di un coro posso dire che la sensazione è indescrivibile e spesso ho cercato dei paragoni per tradurre e trasmettere questa emozione, senza mai riuscirci compiutamente.

Potrei dire che è una forma di stupore che assomiglia all’ispirazione che nasce fulminea da un intervallo di caos di idee disarticolate o, per fare un esempio più concreto, alla frolla della crostata…quando l’amalgama si produce dopo un intervallo in cui le mani impastano ingredienti dissimili…apparentemente inconciliabili tra loro.

Di sicuro è una bellezza che invade e attraversa e che sembra spingere verso l’infinito forse proprio perché coglie di sorpresa, emergendo inaspettata da un intervallo silenzioso di incredula attesa.


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