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Abbiamo tutti quella che potremmo definire una nostra mitologia personale. Anche se, per lo più, non ne siamo coscienti. È un complesso di immagini, riferimenti culturali, cose lette, ascoltate, viste che formano le lenti con cui leggiamo il mondo e gli eventi della vita. La cui consistenza oggettiva resta pur sempre alquanto dubbia.

Come intuì Schopenhauer, e come cercò di spiegare, prima di lui, Kant, che nelle sue monotone passeggiate vide lucidamente il famoso dualismo fra “la cosa in sé” e “la rappresentazione della cosa”.

Ma non è mera questione teoretica, roba da filosofi e topi di biblioteca. È qualcosa che possiamo constatare ogni giorno. La famigerata opinione comune altro non è, in fondo, che una lente, deformante, con cui una società, ed un’epoca, è portata a guardare alle cose. E questa, oggi più che mai, non è che il prodotto della ” cultura di massa”, ovvero dell’immaginario comune condiviso. Più che altro creato dai media, sempre più pervasivi. Il dissenso, la differenza è invece il portato di una cultura altra, di scelte individuali, di predilezioni. Di ossessioni, anche.

Mettendola giù in termini semplificati, più uno si appassiona a quello che una mia amica chiama “le cose belle”, ai libri, all’arte, alla musica.. più comincia a distinguere il suo immaginario da quello comune condiviso. E a leggere tutto secondo una sua, personale, mitologia. E non è certo un grande vantaggio, ad essere sinceri.

Gli scrittori, i poeti autentici guardano al mondo con i filtri formati da ciò che amano. Se leggiamo Pascoli ci accorgiamo che il suo sguardo viene da un remoto passato. I Poemi Conviviali vengono da Omero. La delicatezza lirica di Myricae dal Virgilio georgico. Le donne amate e descritte da D’annunzio sembrano tutte uscire da quadri Preraffaeliti. E non ci si può avvicinare a “Il gioco delle perle di vetro” senza comprendere il complesso mix immaginario fatto di Medioevo occidentale e di civiltà spirituale indiana che avvolgeva la mente ed il cuore di Hermann Hesse. Non si tratta di posizioni intellettuali, che sempre sono astratte e suonano come moneta falsa. Si tratta di vita. Di un immaginario che si fa vita.

Vi è una profonda differenza tra l’anima di una donna che ama Madam Bovary, e di una che, invece, adora la tolstoiana Anna Karenina. La differenza tra la noia che si fa tradimento, ed una visione tragica, fatale del destino. E della passione.

Questo, caro Direttore, anche per spiegare, a margine, certe mie fissazioni. O ossessioni che ritornano un po’ in tutti questi articoletti che vado scrivendo per Electo. In realtà le mie ossessioni ci sono anche quando scrivo di politica e, soprattutto, geopolitica. Dove le mie “lenti” sono quelle del realismo politico più cinico e spietato. Perché a quindici anni lessi Machiavelli. E da allora non mi sono più ripreso.

Ma non si guarda a tutte le cose con gli stessi occhi. Le “mitologie personali” possono essere molto complesse. Ed anche contraddittorie. Così, che ci vuoi fare? Quando provo emozioni o sentimenti d’inusuale forza mi vengono in mente i greci ed i latini. Perché sento quello che loro hanno espresso: una fiamma sottile che arde nelle membra, le orecchie assordate da un suono interno, la duplice notte che scende sugli occhi… Che vuoi, lo so che ci sono anche altre culture, che il mondo è complesso… Ma Catullo e Properzio mi parlano molto più di qualche tavoletta sumerica, pur senza negare a quest’ultima un suo fascino, per carità. Certo, poi ci sono i provenzali, Rudel, Cavalcanti. Su tutti Dante. Sono, nel bene o nel male, il mio immaginario. Il mio alfabeto delle emozioni. E quando vedo una donna che mi affascina ancora, la vedo come un dipinto di Waterhouse…

Certo, vi è una bella contraddizione nel far coesistere Carl Schmitt e lo Stil Novo. Ma non è una scelta. È qualcosa che diventa parte di te, i tuoi occhi e i tuoi sensi.

E quanto alla contraddizione mi viene in mente Chesterton: “mi contraddico? Ebbene sì. Sono abbastanza grosso da contenere tutte le mie contraddizioni“.

Lui poteva permetterselo. Perché era Chesterton. E poi perché pesava centocinquanta chili…


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