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Maschere. Siamo a Carnevale, ormai. Ed è il momento delle maschere. Praticamente in ogni città appaiono, come presenze fantasmatiche, figure mascherate. Per lo più sono i bambini a mascherarsi, e, in genere, a gioire di questa strana, e arcaica, festa.

Questo perché nell’ingenuita’ dei fanciulli – per dirla col Pascoli – è ancora viva non una memoria intellettuale, ma una sorta di rimembranza di ciò che noi, adulti, abbiamo dimenticato nel tempo. O meglio, ucciso con l’uso e sovente l’abuso della ragione. E questo è, ancora una volta, l’insegnamento fondamentale del Vico…

La maschera evoca i primordi dell’uomo. Lo sciamano che danza d’avanti al fuoco, mentre le fiamme illuminano fantastiche figure dipinte a tinte vivide sulle pareti della grotta. Figure deformate dall’immaginazione. Animali, uomini… e spiriti.

La maschera nasconde, ma, ancor di più, svela. Rivela ciò che ci sentiamo, o ciò che vorremmo essere, se non fossimo imprigionati nell’incantesimo di una sorta di rappresentazione collettiva. Ancora una volta, Pirandello. La domanda su quante siano le maschere che mutiamo di continuo. E su cosa vi sia dietro. Il nulla, forse.

Nella maschera proiettiamo i nostri sogni. E, ancor di più, i nostri incubi. Timori atavici, arcani. Se guardiamo attentamente Arlecchino e Pulcinella non ci muovono al riso. Evocano paure nascoste. Inquietudini profonde . Sono maschere di antichi demoni, esiliati dalla ragione moderna. Demoni che, però, una volta all’anno, tornano a girare liberamente sulla terra. Tra i vivi, ché loro vengono dal regno dei morti. Non per nulla nell’antica Roma in questi giorni si celebravano le Parentalia. Le feste degli avi defunti. Ed erano giorni infausti. Perché questi spiriti sono beffardi. Come le maschere. Che in parte derivano da quelle funerarie, attestate sin dall’Odissea. E, ancor prima, dagli scavi di Micene.

Sovente le maschere canevalesche hanno, più o meno vaghe, fattezze animali. Richiamano il nostro aspetto ferino. Ciò che sottilmente ci lega agli altri viventi. E la nostra scelta rivela la nostra natura profonda. L’animale che è in noi
Il nostro totem.

Quando a Carnevale vediamo una bella donna con sul volto una maschera dai tratti felini, da tigre, gatta, pantera,… proviamo, sovente, una sorta di brivido. Non è, solo, attrazione. Desiderio. È qualcosa di più. Forse, la stessa emozione che dovette provare Ulisse fissando negli occhi Circe. La maga che aveva il potere di evocare le potenze celate nelle profondità della nostra anima.


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