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La storia della letteratura italiana inizia con un corteggiamento. Il famoso Contrasto di Cielo. O Ciullo, da Alcamo. Così almeno secondo Francesco de Sanctis, il primo che una storia di tal fatta osò tentare.

Certo, prima c’erano stati molti altri, il Girolamo Tiraboschi soprattutto. Ma sı trattava di raccolte di aneddoti, giudizi estetici, narrazioni più o meno fantasiose. Mancava il senso di una linea. Di un percorso. Di una storia, appunto.

Il de Sanctis veniva però dalla scuola napoletana di Bertrando Spaventa, il grande commentatore di Hegel. E questa linea cerco’ di tracciarla. Di individuarla con chiarezza. Scrisse la prima Storia della letteratura italiana.

Il problema era, però, da dove iniziare. Perché è da questo che poi dipende tutto il resto. È l’origine che illumina ciò che poi diviene.

Avrebbe potuto scegliere altri autori, sempre in quel caos creativo che erano gli inizi del nostro ‘200, ma su tutti preferì quel Cielo da Alcamo di cui nulla sappiamo. Se non che era, probabilmente, un giullare. E di cui ci resta solo il Contrasto “Rosa fresca aulentissima…“. Lo scelse, probabilmente, perché ne apprezzava la freschezza. La vitalità un po’ popolare. In fondo il de Sanctis era un figlio del Romanticismo.

Comunque la letteratura francese inizia con la Chanson de Roland quella spagnola con il Cantare del mio Cid. Storie di spade, eroi, Crociate. La nostra con un cavaliere che corteggia una fanciulla. Unico paragone, fra i neolatini, i provenzali. Che ne costituiscono modello e antefatto.

Per trovare un epos guerresco in Italia, si dovrà attendere la Gerusalemme del Tasso. Figlia della Controriforma, del duro insegnamento di Ignazio di Loyola. Che non per caso era spagnolo. E comunque anche lì troviamo drammatici amori e tragiche passioni. Torquato restava pur sempre italiano. Per di più originario di Sorrento.

Dunque gli altri cantavano il valore in battaglia. Noi quello necessario per conquistare una donna. Per vincere, espugnare le sue difese. E Sedurla. Perché il corteggiamento è un assedio. Elegante. Cortese. Ma pur sempre un assedio.

Poi, naturalmente, il tema del corteggiamento è uscito dalle nostre lettere. Anche perché, per un tre secoli, abbiamo fatto scuola. Petruccio che corteggia Caterina ne la Bisbetica di Shakespeare. Memorabile la scena del film con Burton che insegue una furente e sfavillante Liz Taylor sui tetti di Verona. Maestro del corteggiamento è Cyrano, di cui già si è parlato.

Ma il primato resta in Italia. Le Memorie di Casanova fanno scuola. Goldoni ne rappresenta genialmente le tipologie ne La Locandiera e ancor prima, ne La vedova scaltra. D”annunzio lo trasforma in pura musica nel suo Poema Paradisiaco.

Il corteggiamento non va, però, confuso con la seduzione. Con la quale pure ha molti punti di contatto. Lo distingue tuttavia un gusto per il gioco, per l’affabulazione, non necessariamente finalizzato al rapporto erotico. Una certa gratuità. Il corteggiatore cerca l’attenzione della donna. Cerca di attrarre il suo sguardo. Di conquistare la sua anima. Certo, se poi viene anche il resto…

Tuttavia quello che conta è che la Donna desiderata, amata è come una rosa fresca. I petali rossi come la passione. Le foglie verdi come uno sguardo magico. E il profumo. Intenso. Indimenticabile.

L’antico giullare di Sicilia in fondo è ancora un modello. Modello di poesia vivacissima. Mossa. Ogni verso che ti sorprende. E modello anche di un modo di essere. La capacità di parlare d’amore con leggerezza, di ardire senza alcuna volgarità. Di non patire il rifiuto. Ma anche di non cedere. Pur senza insistenze ossessive. Da stalker si direbbe oggi.

È uno stile. E lo stile è qualcosa di cui ormai sembra ci si sia scordati. Nell’abbigliamento come, anzi soprattutto, nel rapporto con la Donna.


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