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Fantasmi, licantropi, vampiri, zombies clown assassini generati dall’It di Steven King, ed un’accozzaglia d’altre presenze, più o meno terrifiche, più o meno inquietanti.

Sono le maschere di Halloween, il Carnevale dell’orrore. Impazzano per le vie nella notte di Ognissanti, allegre, spesso ebbre. Bambini che intimano “dolcetto o scherzetto” e adulti travestiti nei modi più improbabili. Zucche apotropaiche illuminate, decorazioni in stile Grand Guignol o horror di terz’ordine.

Roba da Castello Stregato delle vecchie giostre della mia infanzia. Ma tutto dura una sola notte, tra il 31 ottobre e il 1 novembre. È, il folle, Carnevale dei Morti.

Già, perché dopo Halloween, dopo Ognissanti viene la celebrazione dei defunti. I Morti, come si usa dire. Che tradizionalisti e cristiani tendono, in queste ore, ad additare, su quel grande palco da esibizione che sono i Social, come antitetici alla “pagana” e criptosatanica Halloween.

Senza rendersi conto che, nel profondo, le due feste sono strettamente connesse. Anzi, inestricabilmente legate. Perché una è lo specchio deformato dell’altra. E, a ben vedere, sono le due facce della stessa medaglia.

Il 2 novembre infatti si piangono e ricordano i morti. Ma il primo, quei morti escono dal loro mondo occulto e camminano fra noi. Parlano con noi e di noi, dei nostri terrori, si fanno, giustamente, beffe.

Il legame è evidente. Un giorno morti e mostri si manifestano, il giorno successivo tornano nella tenebra. Quella stessa tenebra che, ordinariamente, la nostra ragione diurna nega e reprimere. Ma che, comunque, è in noi. Parte inscindibile del nostro essere.

È, in fondo, l’eterna dialettica tra Caos e Cosmos. In Esiodo, nella Teogonia, tutto ha origine dalla Notte. Dalla Tenebra assoluta, che cela non l’ignoto che, come dice il don Juan di Castaneda, si può affrontare e conquistare. Ma l’inconoscibile. Ciò che è al di là anche delle massime potenzialità dell’umano.

E nel romanzo “La notte di Ognissanti” di Williams – l’amico di Lewis e Tolkien, uno degli Inklings , di cui già mi è occorso di parlare – il caos si scatena sulla terra, in tutte le metamorfosi delle nostre paure. Una notte da incubo. Ma la fredda e nebbiosa alba del giorno dei Morti, riporta l’ordine. Perché le porte degli Inferi si sono di nuovi serrate. I defunti non camminano più tra i vivi. E lo sguardo di fuoco di Sauron, lassù presso Monte Fato, si è spento. Anche se solo per il momento. Perché la Terra di Mezzo, per continuare a ricorrere al linguaggio tolkieniano, è perennemente assediata. Circondata dalle potenze del Caos.

Come sul grande frassino, Yggdrasill, che secondo l’Edda norrena regge il cosmo. Mittgard, la Terra degli uomini, la Terra di Mezzo appunto, è circondata dai mondi oscuri dei giganti della nebbia e del ghiaccio, dove regna Ymir, e dagli Inferi di fuoco ove Sürtür attende che Loki “chiami la danza delle spade”. Ed allora sarà Ragnarok, il crepuscolo degli dei. La fine dell’ordine cosmico. Poi tornerà l’ordine certo. Una nuova Terra e un nuovo Frassino per reggerla. Nuovi dei.

Ritornerà il Cosmo, rigenerato dopo che tutto, in un attimo di eternità, era precipitato nel Caos. In India, nelle Upanisad, si parla di Mavantara e Pralaya. Cicli alternati di manifestazione e non manifestazione. È la stessa cosa.

Il nostro anno, con i suoi cicli stagionali, riflette nel microcosmo il Grande Anno cosmico.
Le Feste sono, tutte, momento di passaggio. Di metamorfosi.
E quando, dopo le follie di Halloween, andiamo a visitare i cimiteri , preghiamo sulle tombe, ricordiamocelo. Stiamo, in realtà, celebrando il ritorno all’ordine dopo il caos.


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