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C’è da credere a quanti dicono che Destra e Sinistra siano morte con il tramonto del “Secolo breve” e che ne siano rimasti in piedi solo i simulacri.

Tuttavia intorno a queste vestigia sopravvivono contrapposizioni ideologiche che non hanno più nessuna corrispondenza con l’azione politica e men che meno con gli schieramenti o con i partiti che si sono liquefatti tra social e talk show che nessuno segue più.

Forse è per questo motivo che si cerca di approfondire, anche se il cadavere è ancora caldo, quale sia stato il contributo culturale che le opposte fazioni di cui sopra hanno fornito agli anni che vanno dal dopoguerra ad oggi.

Un contributo che può essere studiato oggi con una relativa freddezza.

Potrà aiutarci in questo percorso, almeno per quanto riguarda una parte della questione, il volume “Storia della cultura di destra. Dal dopoguerra al governo giallo-verde” di Francesco Giubilei che sarà disponibile a partire dal prossimo 15 novembre per le Edizioni Giubilei Regnani (22€).

Esiste una cultura di destra? – si domanda l’autore /editore – Quali sono i suoi riferimenti? Ha ancora senso in un’epoca post ideologica come quella attuale parlare di una categoria come la destra seppur in ambito culturale?

Sono alcune delle domande a cui Giubilei cerca di rispondere.

Secondo lui “questo saggio colma una lacuna editoriale: ad oggi non esiste uno studio divulgativo che organicizzi pensatori, scrittori, giornalisti, editori, intellettuali italiani dal dopoguerra ai nostri giorni ascrivibili a quest’area di pensiero pur con le rispettive differenze. Una mancanza dovuta al tentativo di imporre un’egemonia culturale da parte del mondo progressista a discapito del pensiero conservatore, tradizionalista, cattolico, più in generale non conforme, poiché, data l’eterogeneità che caratterizza la destra italiana, sarebbe più corretto parlare di cultura delle destre“.

Tuttavia sarebbe il caso di ricordare che lo stesso tentativo di catalogazione della cultura di destra (o delle destre, se si preferisce) è stato recentemente tentato anche da Edoardo De Marchi in “La Destra e la Cultura. Un secolo di pensiero controcorrente” uscito lo scorso aprile per le edizioni Idrovolante, e qualche anno fa da Marcello Veneziani.

Insomma, i tentativi di mettere ordine in quel mare magnum che è stata (e forse è ancora) la Cultura di Destra sono stati piuttosto numerosi.

E per continuare in questo approfondimento non mancheremo di leggere anche quest’ultima fatica editoriale di Francesco Giubilei.

Anche se forse la parola definitiva sull’argomento venne detta nel lontano 1979 da Furio Jesi, che nel suo Cultura di Destra (recentemente riproposto dalle edizioni Nottetempo) diceva che la Cultura di Destra, appunto, è “la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare nel modo più utile, in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola“.

Un giudizio troppo severo, certo, che proveniva dal convinto antifascismo dell’autore e per di più pronunciato nel bel mezzo degli Anni di Piombo. E che sembrerebbe contraddetto dal proliferare odierno di iniziative editoriali che, in un modo o in un altro, si rifanno proprio a quell’ambito culturale.

Un ambito che però risulta sempre più frammentato a causa della mancanza di un reale riferimento politico.
Ma questo è un altro discorso.


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