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Nei giorni scorsi l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) ha reso pubblici i risultati delle prove alle quali sono stati sottoposti gli studenti delle scuole medie e superiori nel corso dell’anno scolastico che si è appena concluso.

I risultati sono stati, come era ovvio aspettarsi, piuttosto deludenti. Sia in terza media che in quinta superiore soltanto due studenti su tre hanno competenze adeguate ai programmi scolastici; e le cose vanno ancor peggio in matematica, dove le percentuali si abbassano al 50%.

Ma la notizia che ha colpito di più i commentatori è stata quella che ha evidenziato il divario tra scuole del nord e del sud, con la Campania fanalino di coda tra tutte le regioni italiane.
Immediatamente sociologi, esperti (si fa per dire) di scienze dell’educazione e persino qualche politico si sono affrettati a rispolverare una serie di luoghi comuni per tentare di analizzare i dati e per buttare là qualche soluzione raffazzonata al momento. E tutti si sono trovati d’accordo sul bocciare preventivamente l’idea, proposta dal governo, della cosiddetta Autonomia Differenziata, che dovrebbe prevedere il reclutamento degli insegnanti su base territoriale.

Ma tra queste opinioni saccenti e pelose è impossibile trovare uno straccio di autocritica. Una dichiarazione di fallimento da parte di coloro che hanno, piano piano, portato la situazione al punto attuale.

Per anni si è puntato solamente a evitare la dispersione scolastica e, più recentemente, all’inclusione. Ma nulla è stato fatto per incentivare i ragazzi che pretendevano dalla scuola che insegnasse loro qualcosa.
Alle elementari non si insegna più a leggere e scrivere, i voti sono tutti altissimi e si fa di tutto fuorché formare i ragazzi sulle competenze di base. E le lacune pregresse non vengono colmate neppure alle medie e alle superiori. Prova ne sia che – risultati Invalsi alla mano – circa metà degli studenti ammessi alla maturità non sono in grado di comprendere un testo nè di esprimersi correttamente a voce o per iscritto.

Decine di riforme, centinaia di circolari redatte da chi non è mai entrato in un’aula scolastica se non da studente, hanno saputo produrre soltanto confusione e, di conseguenza, disastri.
E i risultati dei test sono lì a dimostrarlo.


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