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Inizia in Russia il mondiale di calcio e ci ritroveremo ad ascoltare gli inni nazionali dei vari Paesi. Unico momento in cui i popoli si ricordano di averlo, un inno. È sempre più evidente che, tranne rare eccezioni, le musiche ufficiali non rappresentino più un collante, un simbolo o qualcosa di più di un obbligo legato a un potere che è vicino solo quando deve opprimere e dissanguare, per poi diventare lontanissimo ogni volta che il cittadino-schiavo ha bisogno di qualcosa.

Non è solo un problema di inni superati dal tempo, con testi al di fuori della realtà. Supremazia, guerre, morti: tutto ciò che ha accompagnato la costruzione di ciò che siamo stati ma che non siamo già più.

In fondo è sufficiente ascoltare ed osservare i momenti di canto corale dei vari popoli per rendersi conto che l’identità nazionale non è rappresentata dagli inni ufficiali ma da canzoni che interpretano davvero lo spirito popolare. Mexico lindo y querido coinvolge i messicani molto di più che non l’inno nazionale. Ma vale per tanti Paesi, per tanti popoli.

Musiche più coinvolgenti, testi più rappresentativi. Proprio le canzoni di un certo tipo, trascinanti e corali, indicano che il senso di appartenenza è vivo ed in buona salute. Ma non è più rappresentato da tutto ciò che è ufficiale, istituzionale. Tollerato solo in occasione di eventi particolari ma, appunto, tollerato.

Nessun coinvolgimento emotivo, nessuna reale partecipazione profonda. L’Italia ha il problema di un inno che non è granché ma anche l’ipotesi di sostituirlo con il “Va pensiero” verdiano non aveva senso poiché il testo è quanto di più lontano da un coinvolgimento popolare. Meglio “Il Piave mormorò”? Assurdo, in una Italia che cancella la vittoria della Grande Guerra e che ignora dove si trovi il Piave. E poi la frase “Non passa lo straniero” avrebbe indignato Boldrine e buonisti vari.

Ma l’Italia non ha neppure una canzone popolare che coinvolga tutti. “Volare” è improponibile come testo che indichi appartenenza e non vanno bene le canzoni che accompagnavano i falò sulla spiaggia.

Resta un Paese diviso, anche musicalmente. Con la sinistra a intonare “Bella ciao” e la destra con “Sole che sorgi”. Con le canzoni tradizionali che non sono italiane ma regionali o provinciali.

Mentre l’unico inno transnazionale intonato senza distinzioni di Regioni, province e dipartimenti, è quello occitano, “Se chanto”. Una canzone d’amore, e non è un caso.


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