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L’italoamericano John Turturro firma la sua prima regia operistica, quella del Rigoletto di Giuseppe Verdi, in scena al teatro Regio di Torino da mercoledì 6 a domenica 17 febbraio prossimi.

Insieme a Francesco Frigeri, autore delle scene, Turturro rende omaggio a Verdi ed a Mantova, sede del duca, protagonista dell’opera insieme al buffone, con un Rigoletto immerso in un’atmosfera nebbiosa, immortale e senza futuro.

L’ambientazione è settecentesca e la scena richiama, con il suo sipario di tulle, la corte del duca di Mantova al palazzo Te, incentrata su di un monocromatismo che spazia solo dal nero al blu notte, ad esclusione dell’abito bianco di Gilda, la protagonista femminile, figlia di Rigoletto. Soltanto alla fine lei lascia intravvedere una gonna a fiori rossi, simbolo della sua rovina e deflorazione.

L’opera messa in scena risulta elegante, quasi gotica. Il Rigoletto è stato realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo, la Shaanxii Opera House e l’Opera Royal de Wallonie-Liege.

La figura del buffone di corte è mutuata dall’opera di Victor Hugo “Le Roi s’amuse” del 1837, in cui compariva con il nome di Thiboulet, diventato poi Rigoletto nel libretto di Francesco Maria Piave. Verdi rimase profondamente colpito da questa tragedia, che definì “il più grande soggetto e il più grande dramma di tutti i tempi” e, quando la musicò, dovette far apportare delle inevitabili modifiche per superare i limiti allora imposti dalla censura.

Il Rigoletto fu rappresentato l’11 maggio 1851 e la celebre aria del duca di Mantova “La donna è mobile“, divenuta poi una delle arie più importanti di tutta l’opera ed una delle più note tra quelle verdiane, riscosse un successo enorme tra il pubblico.

Lo scenografo Francesco Frigeri, che affianca il regista Turturro, ha voluto costruire una scena risultato della decostruzione del mondo realistico, privo di orpelli, in cui potessero emergere le luci curate da Alessandro Carletti. Rigoletto è interpretato dal grande Carlos Alvarez, Gilda è impersonata dal soprano Ruth Iniesta ed il duca di Mantova da Stefano Pop; il Coro è magistralmente diretto da Andrea Secchi.

Turturro nella sua regia ha voluto attuare un’operazione di sottrazione, ridurre al minimo ed evitare qualsiasi eccesso, dando la possibilità ai cantanti ed alla musica verdiana di emergere in tutta la loro maestosità.

I personaggi si muovono sulla scena incernierati nel ruolo che il dramma ed il tema della maledizione riserva loro sin dall’inizio, senza alcuna possibilità di emergere dalla loro cecità caratteriale. Unica eccezione l’integrità di Gilda, preda della carnalita’ del duca di Mantova, ma anche involontaria vittima di Rigoletto e del suo amore possessivo paterno. Per mantenere tale integrità la fanciulla decide di immolarsi ed annullarsi, in un gioco crudele tra la tirannia ed una giustizia privata, avulsa da qualsiasi forma di misericordia.


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