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Dal 16 novembre 2018 al 13 gennaio 2019 la Galleria Civica Cavour a Padova ospita la mostra “Alberto Bortoluzzi. L’eredità dello sguardo” organizzata dal Comune di Padova, Assessorato alla Cultura, a cura di Giorgio Chinea con intervento critico di Virginia Baradel e catalogo edito da Cleup.

In esposizione una trentina di opere dell’artista padovano Alberto Bortoluzzi che variano dalle grandi alle piccole dimensioni.

La mostra si propone come un excursus che spazia dalle opere di Millo Bortoluzzi senior, bisnonno dell’artista, a quelle dello zio, Millo Bortoluzzi junior, che fu anche maestro di Alberto.

Tre generazioni riunite sotto l’egida della pittura di paesaggio in un confronto reso possibile anche grazie ai prestiti dei collezionisti.

La galleria Nuova Arcadia per l’occasione presterà due importanti opere di Millo Bortoluzzi Senior: “La vecchia villa” esposta alla biennale di Venezia del 1914 e “L’Abbandonata” che ha partecipato alla esposizione internazionale d’arte a Roma nel 1911.

Mentre grazie al contributo della famiglia Romanin Jacur e della famiglia Bortoluzzi, saranno invece presenti alcune opere del maestro Millo Bortoluzzi Junior.

Alberto Bortoluzzi dipinge con l’eredità dello sguardo un tema di elezione che in famiglia (con Millo Bortoluzzi senior e Millo junior) viene tramandato, e consegnato alla storia dell’arte. Nel solco di una pittura classica e rigorosa Alberto Bortoluzzi trova però la sua cifra stilistica personale e ci consegna una visione assolutamente contemporanea del paesaggio.

Alberto Bortoluzzi è il primo artista figurativo che personalmente ho iniziato a seguire – spiega Giorgio Chinea, curatore della mostra nonché gallerista della Giorgio Chinea Art Cabinet – proprio perché rappresenta la continuità dello sguardo nella storia dell’arte ma anche, e soprattutto, un altro punto di vista: con gli occhi del contemporaneo Alberto Bortoluzzi sa inventare paesaggi nuovi. Mondi pittorici che non tradiscono la poesia degli avi ma aggiungono freschezza di tratto e di pathos”.

In questa sua prima importante esposizione istituzionale – continua Chinea – ho voluto rimanere fedele al percorso evolutivo dell’artista proponendo anche i suoi primi lavori accademici che ben testimoniano l’estro talentuoso e l’audace virtuosismo, fino ad arrivare alle ultime produzioni dove, su tutto, giganteggia quella nuvola, già cara ai suoi avi e che con Alberto diventa pura spinta ascensionale, commovente presenza metafisica”.

Nel prezioso saggio critico in apertura di catalogo, la storica e critica d’arte Virginia Baradel compie una ricognizione importante – storica ma anche geografica, seguendo le tracce dei tre pittori anche nel paesaggio veneto – per tracciare corrispondenze e affinità elettive tra i segni pittorici degli autori. E delineare, infine, il punto d’intersezione col giovane Alberto Bortoluzzi, erede di uno sguardo nuovo, forte e personale.

Scrive Virginia Baradel: “È come se il paesaggio potesse contare su una nuova vita avendo trovato dove riparare per non sparire dal mondo e dagli sguardi, si sia messo in salvo nello studio dell’artista. Ora quel salvataggio sta dando buoni frutti: non più vedute, non più impressioni, non più tavolozza ma ebbrezza cromatica pura”.

Saranno organizzati alcuni eventi a compendio della mostra, tutti aventi come tema il paesaggio nel Veneto. Si comincia con Nicolò Calore, storico del territorio, che terrà una conferenza, il 6 dicembre alle ore 18.30 dal titolo: “Il paesaggio veneto, storie di terre e di acque”.

Mentre per il finissage, il curatore Giorgio Chinea, coadiuvato da alcune proiezioni, parlerà al pubblico di “Cinema e paesaggio nel Veneto”.


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