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La Val Maira, luogo di bellezza, io ve la racconto così, in Occitano.

MAIRA
L’adrech e l’ubac, lo solelh e la selva,
que bials descoton e Maira parteja:
òbra del temps emé son plan correr
De ruaas grelada, de draias e viòls téissua,
barsets, garaches e prats, alps e charms arratge:
òbra de l’òme emé sa fatiga lònja.
Traça del temps que fond las ròchas,
piaa de ‘na gent que es sus lo tot.
Duei sòls al près e que son bodres,
que an facha e son la valada.
Aiçò fin d’eura e d’eura einanç?
L’avenir segur saré del temps, el quita pas,
l’encuèi solet es d’aquesta gent
que s’es facha quiara e lo saré de mai.
Maira, d’autras gents avant d’aquesta
t’an agut viscua e d’autras gents aprés te vivaren.
Duei sòls al près se bodraren encara,
dins l’avenir n’en sui segur.

La mia stupenda valle viene presentata sempre più come luogo selvaggio e con una natura intatta.
Questo non significa affatto che sia stata meno antropizzata di altre, anzi, storicamente era tra le più popolate delle Alpi Occidentali e la bellezza che avvolge chi la visita è proprio la traccia lasciata dalla presenza dell’uomo, una presenza che ha creato bellezza.

Un percorso millenario che ha a che fare col concetto di “estetica” e di “libertà”, ne parleremo.
L’orma del passaggio dei montanari quassù è presente in ogni angolo, non è la natura selvaggia a farla da padrona, ma il giusto e stupendo equilibrio tra essa e l’uomo che l’ha plasmata per poter vivere quassù.

Ha a che fare col nostro concetto di “misura” che altrove manca.
Un connubio che ha creato una armonia con pochi eguali, tra ambiente naturale e montanari, che nei secoli hanno saputo difendere quanto consideravano loro, una storia che attende di essere scoperta e spiegata per quello che è.

Suggerisco allora di considerare la mia valle come esempio singolare sull’intero arco alpino di “paesaggio culturale”, un connubio virtuoso tra ambiente e presenza umana.

E’ questa “presenza culturale” che nei secoli ha lasciato la sua orma in ogni angolo, una bellezza che attende ancora di essere letta per quello che è.

(In foto c’è Curbia, “vorrei che il Paradiso fosse bello come Curbia” ho trovato scritto sul quaderno di terza elementare di Jetta de l’ Bòsso, mia nonna, nata ad Aramola, 1901)


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