fbpx
Usarci


La Versilia, la letteratura e l’arte. Un sottile fil rouge che affonda le sue radici già nell’Ottocento per proseguire nel Novecento.

Già Thomas Mann, Premio Nobel per la letteratura nel 1929, consacrava Forte dei Marmi nelle pagine immortali della sua novella intitolata “Mario ed il mago“, nella quale dimostrò come, proprio dal soggiorno nella nota località versiliese, trasse spunto per una riflessione sul fascismo in Italia.

Mann era ospite con la famiglia del Grand Hotel Franceschi finché un giorno non venne cacciato dall’albergo proprio da Achille, su richiesta della principessa Colonna, che notò la pertosse della sua figlioletta Elisabeth e si preoccupo’ per la sorte degli altri ospiti. Nella novella Forte dei Marmi assume l’appellativo di “Torre di Venere“, Viareggio diventa “Portoclemente“, “Marina di Petraia” è l’appellativo dato a Marina di Massa.

I Mann ripiegarono sulla Pensione Eleonora. Diversi fortemarmini avevano partecipato alla marcia su Roma e Mann narra nella novella che, nel 1929, Mario Cattaneo trasformò il Fortino nella casa del Fascio. Alcuni critici hanno individuato nella figura del mago Gabrielli la parodia del Duce. Forte dei Marmi non era più, già allora, un paese di pescatori, ma una località mondana molto frequentata durante l’estate.

Anche un altro grande poeta di lingua tedesca, Rainer Maria Rilke (1875-1926), soggiornò a Viareggio nella primavera del 1898, poi in quella del 1903 e vi tornò per pochi giorni nel 1904.

In una lettera scrisse che “Lontanissimi e deliziosi ricordi mi legano in eterno a questa spiaggia ed a queste pinete“.

E proprio a Viareggio Rilke compose alcune delle sue più celebri opere giovanili, i “Canti delle fanciulle” nel 1898, ispirati proprio alle fanciulle viareggine, ed il dramma lirico “La principessa bianca“, nato da una visione annotata accanto ad altre esperienze nel Diario fiorentino, e redatta per l’amica Lou Andreas-Salomé.

Certamente uno dei letterati più celebri ad essere ospite della Versilia fu Gabriele d’Annunzio, che soggiornò spesso in questa terra, poco lontano dai luoghi in cui si trovavano, in quegli stessi anni, Pascoli e Puccini.

Pascoli, da romagnolo qual era, scelse la Garfagnana come patria di elezione ed in particolare un Comune distante pochi chilometri da Barga, Castelvecchio, che oggi porta il suo nome.

Il maestro Puccini, nativo di Lucca, scelse Torre del Lago presso Massaciuccoli come sua residenza. D’Annunzio, nell’estate del 1899, anno di fondazione della Fiat, era in villeggiatura a Marina di Pisa con la Duse, nel Casone dell’antica Dogana. Qui scriveva i primi versi delle laudi dell’Alcyone e contemplava la Bocca dell’Arno. Quindi affitto’ con la Duse, all’inizio del Novecento, una villetta al Secco, tra Viareggio e Motrone, in un lembo di terra in cui poteva liberamente andare a cavallo sulla spiaggia.

Vide la Versilia in tutta la sua nudità e quasi quasi nella sua opera la fece parlare, come Turner fece parlare la nebbia sul Tamigi nei suoi quadri.

Sul soggiorno di d’Annunzio in Versilia scrisse anche un celebre scrittore toscano, già direttore del quotidiano torinese della Stampa, Curzio Malaparte, confinato a Forte dei Marmi, dopo il precedente confino deciso dal Duce nell’isola di Lipari. Il magnifico scenario della Versilia, che trova la sua configurazione nei versi dell’Alcyone, diventa letteratura proprio grazie all’opera del Vate. Prima di lui soltanto il pittore Boecklin, che fece diversi soggiorni a Forte dei Marmi a fine Ottocento (l’ultimo dei quali nel 1898), rese chiara l’anima versiliese nel carattere e nelle prospettive dei suoi paesaggi.

Anche Eugenio Montale amò la Versilia e testimonio’ questo suo attaccamento nella sua opera intitolata “Proda di Versilia“, pubblicata nel 1956. Questa è forse una delle sue più belle poesie, inserite all’interno della raccolta Bufera (con il magnifico incipit “I miei morti che prego perché preghino/ per me, per i miei vivi com’io invoco/ per essi non resurrezione ma/ il compiersi di quella vita ch’ebbero inesplorata e inesplicabile, oggi/ più di rado discendono dagli orizzonti/ aperti/ quando una mischia d’acque e cielo/ schiude/ finestre ai raggi della sera..).

Come non ricordare un altro grande artista legato a questa terra, il pittore Lorenzo Viani, che fu amico del Vate e che nei suoi dipinti raffiguro’ la miseria della sua terra amata.

E, sempre nel Novecento, merita citare il pittore milanese Carlo Carrà, che mostrò un legame indissolubile con Forte dei Marmi. Amava sedere ai tavolini del Quarto Platano, oggi caffè di Roma, accanto a nomi fondamentali della vita culturale di allora, quali Eugenio Montale, Cesare Garboli, il poeta Enrico Pea, nativo di Seravezza, terra di cave marmoree, il poeta Attilio Bertolucci, suo figlio Bernardo, non ancora Premio Oscar, il grande maestro della critica d’arte Roberto Longhi con la moglie Anna Banfi e, non ultimo, lo scrittore Alberto Arbasino. Carrà scoprì Forte dei Marmi nel ’26, vi acquistò una pineta dove fece costruire la sua casa, e disegnò circa cento opere di soggetto paesaggistico dedicate alla Versilia, tra cui “Estate” e ‘La foce a Cinquale“, entrambe esposte a Milano al Museo del Novecento.

Non ultimo per importanza letteraria e per il suo legame affettivo con la terra versiliese è stato lo scrittore viareggino Mario Tobino, che fu anche poeta e psichiatra. Tobino ha mostrato una straordinaria capacità di trasferire la sua carica sentimentale alle povere creature con le quali aveva quotidianamente a che fare in manicomio, rendendole parte integrante della sua poesia.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



MEDICAL LAB

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST