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Spiagge affollate. Corpi nudi, sudati, cosparsi di oli e creme…. Corpi ammassati al sole, nudità più o meno complete esibite in ogni modo e posa.

L’estate è la stagione che, per ragioni culturali oltre che climatiche, vede l’esposizione più o meno spudorata del corpo. Anzi sempre più spudorata, da che i tabù piccolo borghesi e tardo vittoriani sono declinati, lasciando luogo ad un amoralismo di facciata enfatizzato in nome dl solito mito farlocco della libertà.

Tant’è che poi tutta questa nudità esposta come quarti di manzo su banchi di macelleria, finisce col risultare amorfa. Priva di ogni attrattiva e seduzione. Lontanissima ormai l’epoca leggendaria dei gentiluomini che impazzivano per sbirciare la caviglia di una dama, oggi frotte di fanciulle nude non riescono a suscitare la minima attenzione in giovani maschi ipnotizzati dallo smartphone sotto l’ombrellone.

È la massificazione che genera, come sempre, apatia.
Perché l’esibizione di corpi nudi implica, inconsapevolmente, una sorta di profanazione del mistero.

Il mistero di Artemide, la Diana latina, che si immerge nuda in una fonte, mentre il giovane Atteone la spia. Mistero di un’estasi pagata a prezzo della vita, sbranato dai neri cani della Luna.

Per i greci la nudità era bellezza, incarnazione delle pure idee, come sapeva ancora Michelangelo. Le pure idee non portano vesti.

Cominciarono coi i Kuroi, esempi di perfezione maschile, per giungere solo più tardi alla rappresentazione della nudità femminile. Perché il nudo di donna è di per sé più difficile e misterioso. Diana e Atteone, appunto. Vi riuscirono Scopas sovraccarico di passione dionisiaca, e Prassitele, il maestro della Grazia.

Il Medioevo, o quello che ci ostiniamo a chiamare in tal modo, non aboli la nudità, ma la velò, rendendola ancora più seducente. L’epoca di Dante era stagione di forti passioni e di senso del mistero, non di falsi moralismi. Basta leggere Boccaccio per capirlo.

Ma fu nel Rinascimento che il nudo, ormai essenzialmente femminile, raggiunse il suo apogeo. Coniugandosi con le teorie dei maestri del neoplatonismo, Marsilio Ficino se tutti.

Ne è l’incarnazione più pura la Venere del Botticelli. Lo sguardo malinconico che si perde oltre la linea dell’orizzonte, i capelli di oro ramato ai vento dell’Egeo. E una nudità splendente che diviene un tutt’uno con la Natura. Perché è la Natura, nella sua incarnazione più alta e pregna di mistero.

È potremmo risalire ancora alla Paolina Borghese del Canova, o alla Odalisca di Ingres. Una donna stupenda, abbandonata al sonno, in un immaginario raggio di luna.

Nuda. Perché, come dicevamo , le pure idee sono sempre nude. Essenziali e belle. Nulla a che spartire con la banalità di una spiaggia in Agosto.


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