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All’inizio dello scorso mese di giugno, il Corriere della Sera ha lanciato una campagna per istituire un giorno interamente dedicato alla figura di Dante Alighieri.

In via Solferino devono aver pensato che in occasione del settimo centenario della morte del sommo poeta, che cadrà fra due anni, sarebbe stata una buona idea dedicargli un’intera giornata a partire proprio dal prossimo 2021.

La ricorrenza ha già un nome: Dantedì, sulla falsariga del Bloomsday, la festa dedicata a Leopold Bloom e al suo creatore, James Joyce, che si celebra il 16 giugno non solo a Dublino, la città di Joyce, ma anche a Melbourne, a New York, a Philadelphia, a Szombathely (Ungheria), a Pola (ora Croazia), a Mosca, a Londra, a Shanghai, a Parigi, a Trieste, dove lo scrittore irlandese ha vissuto diversi anni.

L’iniziativa ha immediatamente suscitato il consenso e l’adesione di un gran numero di enti: dall’Accademia della Crusca alla Società Dante Alighieri, dalla Società dantesca all’Associazione degli italianisti; e naturalmente del Comitato nazionale delle celebrazioni, presieduto da Carlo Ossola, del ministero dell’Istruzione e di quello degli Esteri, del Centro dantesco di Ravenna, della Casa di Dante di Roma e di quella di Firenze.

Il problema, però, è la scelta della data.
Sulla vita di Dante si hanno poche certezze, oltre alla data di morte, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Dunque se non sarà quella (le scuole non tutte aperte sarebbero un ostacolo), il Dantedì dovrà collocarsi in un giorno simbolico.

Ci sono molte possibilità, dice Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri: «Forse il 21, ma una data possibile potrebbe essere il 29 maggio. Non sappiamo ad oggi quando è nato l’Alighieri, ma noi abbiamo scelto questo giorno per la “Giornata della Dante” in quanto a metà tra quelle possibili. Il mese di maggio è indicato nel Trattatello di Boccaccio, dove si ricorda che Pietro Giardini, amico ravennate del poeta, fissava la nascita di Dante in questo mese. Informazione confermata dal Canto XXII del Paradiso, dove il Poeta dice di esser nato nel segno che segue quello del Toro, cioè i Gemelli, che per le variazioni del calendario nel 1265 cadeva tra la metà di maggio e la metà di giugno».

E ancora: se si celebrasse la nascita si sposterebbe il baricentro della “festa” su Firenze; se si ricordasse la morte l’asse si trasferirebbe a Ravenna.

Insomma: il dibattito è aperto.
Ma qualcuno ha già ricordato che è meglio trovare un accordo al più presto. Dante infatti colloca i seminatori di discordie nella IX bolgia dell’VIII cerchio, la stessa in cui si trova Maometto “rotto dal mento infin dove si trulla. / Tra le gambe pendevan le minugia; / la corata pareva e ’l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia”.


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