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A Bologna hanno deciso di sfidare la sorte e le teorie di chi crede alla maledizione del numero 27, nel senso degli anni.

Probabilmente i cugini di chi ha visto Elvis Presley vivo la scorsa settimana o di quelli che hanno sempre sostenuto che Paul McCartney sia morto a metà degli Anni 60 e sia stato sostituito da un sosia sulla base delle indicazioni fornite da una copertina di un disco dei Beatles.

Questa volta, invece, ONO arte contemporanea ospita la mostra “Il Club 27: Jimi Hendrix, Kurt Cobain, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse, Brian Jones, Jean Michel Basquiat”.

Una mostra collettiva che attraverso il mito del cosiddetto “Club dei 27” vuole celebrare alcuni tra i più importanti artisti della storia della musica deceduti alla stessa età, 27 anni, spesso a causa di abuso di droga e alcol, di omicidio o suicidio.

La morte di diversi famosi musicisti ventisettenni tra il 1969 e il 1971 ha portato alla convinzione che le morti siano più comuni a questa età, e che sia come un “picco statistico” di decessi tra gli artisti all’età di 27 anni.

Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison morirono infatti tutti a quell’età, tra il 1969 e il 1971 appunto.

All’epoca la coincidenza suscitò qualche commento, ma fu solo con la morte di Kurt Cobain, nel 1994, che l’idea di un “Club 27” ha cominciato a prendere piede nella percezione pubblica, trasformandosi in un mito alimentato dai media.

Nel 2011, diciassette anni dopo la morte di Cobain, Amy Winehouse morì all’età di 27 anni, spingendo ancora una volta a rinnovare l’attenzione nei confronti del “27 Club”. Solo tre anni prima, la cantautrice aveva espresso il timore di morire a quell’età.

In molti di questi casi rimane aperta la domanda su cosa avrebbero fatto negli anni a seguire. Sia Hendrix che Cobain e Basquiat, infatti, avevano infatti progetti a breve e lungo termine e un’idea concreta di come si sarebbe sviluppata la loro arte e, di conseguenza, possiamo immaginare come questa avrebbe influito sulla cultura popolare.

La mostra (13 dicembre – 24 febbraio) è un pretesto per indagare alcune tra le grandi icone della musica che hanno influenzato la cultura popolare fino ai giorni nostri, ed è composta da 40 opere, alcune esposte in esclusiva italiana, di Jill Furmanovsky, Michael Lavine, Charles Peterson, Jan Persson, Terry O’Neill, Baron Wolman, Lee Jaffe.


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