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Usarci


La crisi economica, volenti o nolenti, persiste. I gusti del pubblico col tempo cambiano, com’è ovvio.

Fatto sta che i locali proponenti musica dal vivo – per non parlare delle discoteche, almeno per quel che riguarda Pavia e provincia, hanno subito più che una diminuzione una vera e propria ecatombe.

Sarà anche vero che il pubblico tende magari a preferire locali più angusti e contesti meno affollati. Tant’è. Però… Che tristezza… Ma quel che rende lecito il porsi qualche minimo dubbio è il repertorio proposto dai gruppi “superstiti” che si vedono calcare i sempre più rari palchi.

Un tempo nient’affatto remoto essi si proponevano per la stragrande maggioranza come “cover band”. Ovvero proponendo sì successi altrui – immancabile era qualche brano di Lucio Battisti… – ma almeno mettendovi qualcosa di personale. Se non altro negli arrangiamenti.

Ben rari erano coloro che potevano permettersi di proporre un repertorio originale ovvero di propria composizione. Tranne i più conosciuti e coraggiosi.

Diverso è il caso in cui si tratti di generi meno diffusi e/o “commerciali”. Ovvero, facile che una formazione di “country and western” proponga qualcosa di proprio o comunque di sconosciuto ai più. Così come oggi.

Attualmente però sono diffusissimi coloro che si propongono come “tributo” a qualche musicista o gruppo appunto più conosciuto, a livello di pubblico e vendite, sia in campo italiano che internazionale. Arrivando a proporsi, nella musica e nello stesso abbigliamento, talvolta profittando di qualche lieve e discutibile somiglianza, come esatta copia degli originali.

Senza contare l’obbrobrioso e sconfortante costume d’usare almeno in parte basi preregistrate. Facile accorgersene, facendovi caso. Se vedi delle mani muoversi sulle tastiere di chitarre o bassi con posizioni differenti rispetto alle note riprodotte dall’impianto acustico, ecco svelato il trucchetto.

Grazie tante. Ma allora che senso ha tutto ciò? Per vedere dei tizi dimenarsi, specularmente agghindati rispetto ai propri beniamini, suonare e cantare per riprodurre il tutto tale e quale all’originale, si fa prima ad acquistare un supporto audio o video di ciò che è autentico. E ascoltare della bella musica in sottofondo profittando dell’occasione, nel contempo, per amabilmente discorrere con gli amici o con il proprio partner.

Non si vede davvero come certe performance “clonate” possano scatenare qualsivoglia tipo di entusiasmo. Senza contare che il riproporre nota per nota un brano altrui (magari anche con l’aiuto delle famigerate “basi”) possa dare l’opportunità di valutare la capacità ed il valore o meno di ogni singolo musicista.

Insomma e per farla breve, a chi scrive tutto ciò piace ben poco. E a voi?


Le opinioni dei lettori
  1. Bartolo Collo   On   25 settembre 2018 at 11:41

    Chi suona con le basi non dovrebbe avere agibilità: e siamo d’accordo! Ma la lotta tra cover band e tribute band è da sempre aperta. Il fatto è che tra i due litiganti a godere sono quelli che fanno, per così dire, l’“Autokaraoke”, nel senso che canticchiano su orrende basi scaricate da YouTube e si fanno pagare (quando lo fanno…) una miseria. E chi suona davvero ha sempre meno spazio.
    Detto ciò, ricordo che ci sono in circolazione ottime tribute band che hanno un seguito persino a livello internazionale. Tanto più che, alcune di queste, hanno al loro interno, persino un componente del gruppo originale. Quando Roger Waters gira gli stadi riproponendo i successi dei Pink Floyd, non siamo forse di fronte a una tribute band?

    • Claudio De Rosa   On   25 settembre 2018 at 16:29

      Quel che lei dice é vero. Condivisibilissima particolarmente la seconda parte del suo commento.
      Il discorso era fatto comunque con particolare riguardo alla situazione locale. Sacrosanto poi che chi, accontendandosi di una miseria e proponendo un repertorio di scarsa qualità, sottrae ancora di piú spazio a chi la musica la conosce – ed esegue – con una professionalità notevole. E troppo spesso si vede accantonato. Per ragioni, forse e soprattutto, economiche. Del resto un musicista come si deve non merita d’essere quantomeno retribuito per quanto vale?
      Con stima.

  2. Bartolo Collo   On   25 settembre 2018 at 17:42

    Soltanto pochi cinoscono (e riconoscono) l’enorme lavoro che sta dietro a un buon esecutore. Si pensa che chi suona lo faccia solo per divertirsi. Se un musicista è bravo lo deve a ore e ore di studio giornaliero. E c’è anche chi riesce a viverci. Ma tutto ciò non viene riconosciuto, se non molto di rado.

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