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Lo scorso 13 maggio Tony Renis ha compiuto 80 anni.
Forse il nome ai più giovani non dirà molto, ma le generazioni nate tra gli anni cinquanta e sessanta certamente ricorderanno il cantante che conseguì un successo planetario con la canzone “Quando, quando, quando”.

E a nulla valsero le stroncature che gli vennero da ogni parte: come quando la rivista americana Rolling Stones inserì quella canzone tra le dieci più brutte del secolo; o come quando lo stesso brano fu irriso da John Landis nell’epocale film The Blue Brothers.

Proprio quella canzone, infatti, gli aprì le porte dello Star System a stelle e strisce e lo fece diventare un punto di riferimento per gli artisti italiani che volevano affermarsi oltre oceano, dove Renis (al secolo Elio Cesari) è tutt’oggi conosciuto come “Mr. Quando, quando, quando”.

Fin dagli anni sessanta il cantante inanella una serie di successi insperati. Incide un 45 giri con Quincy Jones, e quasi contemporaneamente per Annarita Spinaci scrive “Quando dico che ti amo”. Ma il botto si ha nel 1972 allorchè Mina interpreterà la sua “Grande, grande, grande”, una delle canzoni italiane più conosciute al mondo.

È la consacrazione, che gli consente di stabilirsi definitivamente negli USA dove diventerà amico di Frank Sinatra, di Gregory Peck, di Kirk Douglas e del futuro presidente Ronald Reagan.

Da produttore lancerà la cantante bambina Nikka Costa e avrà un ruolo decisivo nella promozione non solo negli States di Andrea Bocelli. Anche il trio vocale Il Volo è una sua creazione, anche se si rammaricò che dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 2015 i tre ragazzi non si fossero presi il disturbo di ringraziarlo.

Prima aveva scritto, con il contributo di Silvio Berlusconi, l’inno del Milan, mentre nel 1999 ha vinto un Golden Globe, e ottenuto una candidatura all’Oscar, per “The Prayer“, la canzone interpretata da Celine Dion e Andrea Bocelli e scritta per il cartoon “La spada magica” (“Quest For Camelot“).

Nel 2004 è stato il direttore artistico di un festival di Sanremo che, a causa del boicottaggio delle major del disco, vide in gara un cast di esordienti. Quell’anno vinse Marco Masini che era temporaneamente libero da contratti discografici.

Ma lo “zio Tony”, come lui stesso preferisce farsi chiamare, continua a lavorare, dividendosi tra gli Stati Uniti e l’Italia. E chissà che non tenga in serbo ancora qualche sorpresa.


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