fbpx


E così anche quest’anno siamo giunti alla Merla. Ai giorni della Merla, sospesi tra gli ultimi due di gennaio e il primo di febbraio. Vox populi clamat… la voce del popolo li dice i più freddi dell’anno.

I metereologi non concordano. Hanno altre statistiche, altri grafici… Ma tant’è. La tradizione popolare se ne frega della scienza. Ha altre ragioni. Molto più antiche. E profonde.

Le leggende che cercano di spiegare tale nome sono molte. La più popolare e diffusa parla di una merla che, per sfuggire al freddo, si rifugiò con i suoi pulcini in un camino, ed il fumo rese grigio il loro piumaggio. Ma si parla anche di una sfida tra la merla e il dispettoso Gennaio. E il Sebastiano Pauli, erudito lucchese del ‘700 – ci sarebbe molto da scrivere di tanto patrimonio di autori nostri dimenticati nei recessi di polverose biblioteche – scrive che La Merla era il nome di un pesante cannone. Che fu portato al di là del Po sfruttando un’ incredibile gelata, che aveva permesso di guadare il fiume come se fosse pietra dura.

Ma la Merla ci riporta a miti, e immagini, molto più antiche. Legate al l’immaginario delle genti di stirpe celtica. Che popolavano gran parte dell’Europa occidentale, prima di sparire, assorbiti da latini e germani. Non senza lasciarci, però, un ricco retaggio di storie e fantasie. E che con animali e piante intrattenevano un rapporto che, più che simbolico, definirei simbiotico. Riuscendo a leggere la Natura come un libro, i cui segni rivelano continui misteri e permettono di entrare in dimensioni che vanno ben oltre l’apparenza del reale.

Secondo una leggenda, francese ma con evidenti origini celtiche, il merlo aveva un piumaggio candido, ma un giorno discese nei regni sotterranei, e tentò di rubare, con il becco, della polvere d’oro.

Un mostro, che montava la guardia, lo avvolse con fumo e fiamme. E le sue piume mutarono colore per sempre.

Perché il merlo è un uccello che ha a che fare con l’altro mondo. Un animale psicopompo, che fa la spola tra il regno dei vivi e quello dei morti. E non a caso il suo canto si leva all’imbrunire, nel momento di passaggio tra la luce e la tenebra. Il merlo sta sul confine, tra giorno e notte, tra inverno e primavera. Tra vita e morte. E canta.

È, poi, un uccello “sapiente”. Ha il dono di imitare il canto degli altri volatili. Conosce, dunque, tutte le lingue degli uccelli, di cui ci parla Attari in uno dei libri più affascinanti della, splendida, letteratura persiana.

E una particolare specie di merlo, quello indiano, può persino parlare le lingue degli uomini.
Anche per questo in gaelico il merlo veniva chiamato “Druidh Dhubh”. Nome che richiama gli Alberi. E i sacerdoti degli Alberi : i Druidi. E i Druidi, nelle tradizioni gallesi, vengono anche chiamati Uccelli di Rhiannon.
Hanno il potere del canto, che può far dormire gli uomini per ere interminabili.

Rhiannon, nei Mabinogion gallesi, è la Grande Regina, dea o umana che sia. A lei sono sacri anche i cavalli, come alla gallica Epona. Ed è al centro di un complesso di miti, tutti afferenti alla rigenerazione della Natura e al rapporto con l’oltretomba.

Bellissima, viene descritta con lunghi capelli rossi che scendono selvaggi sul bianco collo. Gli occhi verdi come il sottobosco nell’aurora. Re ed eroi la amano. E per lei sono spinti ad incredibili imprese.

Rhiannon è la Dea che, nel gelo profondo dell’inverno, già annuncia la Primavera. Che promette un’altra vita. La rinascita.

I Giorni della Merla sono i suoi giorni.
Se porgiamo orecchio nel freddo di queste mattine, forse potremo udire il suo canto.


Reader's opinions

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST