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Qualche tempo fa un’amica con cui condivido la passione per il teatro mi ha consigliato di andare a vedere “Caveman, l’uomo delle caverne”, dicendomi che ne sarei rimasta colpita.

Fidandomi del suo giudizio e non chiedendole troppi dettagli per non guastarmi la sorpresa, ho acquistato due biglietti e qualche giorno fa ho assistito a qualcosa di mai visto prima nel suo genere.

Partiamo con ordine, cos’è “Caveman”?
Caveman” è uno spettacolo che racconta il rapporto di coppia uomo-donna.

Fin qui, niente di nuovo.

Ma andiamo ai dati

702 le performance interpretate a Broadway, rendendolo il monologo più longevo della storia, 10 milioni di spettatori, 22 traduzioni e in scena in 30 Paesi contemporaneamente.

In Italia lo spettacolo, diretto da Teo Teocoli, è approdato nei teatri nel 2009 ed oggi è all’ottava stagione, con il tutto esaurito ad ogni appuntamento

L’adattamento italiano del testo originale e l’interpretazione sono a cura del bravissimo e poliedrico Maurizio Colombi, noto regista e autore del musical record di incassi Peter Pan. Interpretazione talmente apprezzata da vincere nel 2012 il “best caveman” diventando esempio per le produzioni all’estero.

Ma cosa rende “Caveman” così incredibile?

A mio modesto parere, non c’è nulla di più bello di qualcuno che mi faccia ridere e con “Caveman” si ride, fino alle lacrime. Ma le risate che “Caveman” scatena non sono legate a qualche battuta scontata sulla frivolezza delle donne o sull’incapacità degli uomini di fare più cose contemporaneamente.

Sono risate che partono da messaggi d’amore, che fanno ridere, ma che fanno anche riflettere

Perché in quelle parole ci si riconosce, ci si sente parte di una categoria che con le sue imperfezioni è perfetta per incastrarsi nel suo opposto.

Maurizio Colombi racconta cose che chiunque abbia avuto una relazione conosce, non svela nessuna verità nascosta, non da consigli.

Il suo monologo inizia con il racconto di un episodio abbastanza comune: “ad una festa a casa di amici, un’amica mi chiede: Maurizio ma perché voi uomini siete stronzi?”. Bella domanda.

Ma la cosa ancora più bella è che Maurizio a questa domanda non risponde, semplicemente perché, e si capirà solo ascoltando tutto lo spettacolo, gli uomini non sono stronzi, sono solo diversi dalle donne. E da donna ammetto che questa spiegazione ha una sua logica.

Lo spettacolo è leggero e divertente, intervallato da momenti musicali che coinvolgono tutto il pubblico in sala, grazie alla presenza della “cave band” composta da quattro abili musicisti: Davide Magnabosco, Angelo Di Terlizzi, Alberto Schirò, Americo Costantino.

State per sposarvi? State per lasciarvi? Siete alle soglie del settimo anno di fidanzamento e la crisi è dietro l’angolo?
Non resta che cercare i posti liberi per la prossima data e acquistare due biglietti.
L’uomo delle caverne vi sta aspettando.


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