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Robert Harris, lo scrittore britannico noto al grande pubblico per il romanzo Fatherland del 1992, ha rilasciato in questi giorni a un noto quotidiano nazionale una sorprendente intervista per promuovere l’uscita in Italia del suo ultimo lavoro dal titolo Monaco

Il libro, uscito circa un anno fa nel suo paese, ha avuto un notevole successo, superando il milione di copie vendute.
Si parla, in chiave romanzata, della conferenza di Monaco del 1938, quella che precedette lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Niente di strano, si dirà. Si tratta del solito romanzo storico legato a fatti che, malgrado il tempo che passa, continuano a suscitare le passioni e gli interessi degli storici e dei lettori.
Ma ciò che sorprende nell’intervista è il punto di vista di Harris in merito alle responsabilità dello scoppio del conflitto.

La sua attenzione si appunta sulla figura del primo ministro inglese Chamberlain

il quale, proprio a Monaco, ebbe il merito, secondo lo scrittore, di ritardare l’inizio della guerra per consentire all’Inghilterra di prepararsi in modo adeguato allo scontro. Tra il ’38 e il’39, infatti, più di metà del bilancio statale britannico venne impegnato nella costruzione di armi. “Chamberlain – afferma Harris nell’intervista – è sempre stato deriso come un ingenuo che sperava nella pace. Invece è stato lui a beffare Hitler. […] Ha guadagnato tempo. Senza di lui saremmo stati spazzati via dal Nazismo”.

In altre parole, non fu Hitler a volere la guerra bensì gli Inglesi. “Se vuoi portare un paese in guerra – continua lo scrittore inglese – devi avere un’ottima ragione per farlo. […] La gente qui non ha mai veramente capito perché siamo entrati in guerra, visto che Hitler non aveva attaccato l’Inghilterra”.

Ma l’atteggiamento revisionista di Harris si rivolge anche nei confronti di Churchill

attualmente celebrato nel film “L’ora più Buia” di Joe Wright, candidato a ben sei Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista. “Churchill era un genio della retorica […] ma il film è pieno di falsi. La scena in cui la gente in metropolitana gli chiede di combattere contro Hitler è semplicemente ridicola. Churchill non sarebbe mai andato in metropolitana e mai avrebbe parlato con un nero. Era razzista. Non è stato il popolo a spiegare a Churchill che volevano la guerra, ma lui a spiegarlo al popolo”.

Insomma, si tratta di un autentico ribaltamento delle opinioni che dalla politica sono filtrate nei libri di testo, in base al principio che la storia viene scritta dai vincitori.


Le opinioni dei lettori

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